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Operazione contro il gioco illecito: 21 misure cautelari tra Campania e Puglia. Coinvolto anche un 48enne di San Severo


Un’operazione di ampia portata, coordinata dalla Procura di Salerno ed eseguita dai carabinieri, ha portato all’emissione di 21 misure cautelari personali e reali nei confronti di cittadini residenti nelle province di Salerno, Napoli e Foggia.
Tra gli indagati figura anche Giovanni Petruzzellis, 48 anni, originario di San Severo e residente a Manfredonia.
Il provvedimento, firmato dalla gip Annamaria Ferraiolo, ricostruisce — secondo l’ipotesi accusatoria — l’esistenza di una presunta organizzazione criminale specializzata nella gestione continuativa e organizzata di gioco e scommesse illegali, con profitti generati al di fuori dei circuiti autorizzati dallo Stato.
I nomi e la struttura della rete ipotizzata dalla Procura
Fra i destinatari delle misure cautelari compaiono, tra gli altri, Salvatore Buontempo, Antonio Cavaliere, Domenico Chiavazzo, Antonio Coppola, Edoardo De Prisco, Luca e Vincenzo De Virgilio, Luca Di Maio, Carmine Di Tommaso, Catello Fontanella, Gianluca Hassan, Giuseppe Inserra, Manolo Martinez, Paolo Memoli, Adele Montella, Massimiliano Montella, Gennaro Nappi, Carla Novi, Alberto Puolo, Enzo Ruggiero e, appunto, Giovanni Petruzzellis.
Secondo la Procura, gli indagati avrebbero operato “in maniera continuativa” un sistema illecito in grado di aggirare le normative vigenti sul gioco legale.
Le ipotesi di reato includono associazione a delinquere, esercizio abusivo del gioco e delle scommesse, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.
Totem, piattaforme estere e un modello “misto” per sfuggire ai controlli
Il presunto giro illegale ruotava attorno alla raccolta di scommesse sportive e online attraverso piattaforme prive di concessioni AAMS, come lirebet.com, poi librebet.net, e mediante una piattaforma interna chiamata Lireservice, installata in totem digitali collocati in bar, circoli ricreativi e sale giochi.
Una modalità definita “mista”, descritta anche da un collaboratore di giustizia, Nicola Femia, alias Rocco, che negli atti parla di una schermata “di facciata”, simile a un e-commerce:
“Sembra una vetrina con acquisti o servizi, ma quei 20 euro che l’utente paga diventano punti per giocare”.
Una strategia che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto lo scopo di mascherare l’attività illecita, eludere i controlli e rendere non tracciabili gli incassi.
Influenze mafiose e collegamenti con clan noti
Dalle carte dell’inchiesta emergono presunti collegamenti con gruppi mafiosi già attivi nel settore delle scommesse clandestine:
il clan Ercolano-Santapaola di Catania,
la cosca calabrese Arena-Nicoscia,
il clan D’Alessandro di Castellammare di Stabia,
una fazione dei Casalesi, legata al gruppo Schiavone.
La gip richiama inoltre precedenti indagini, come l’operazione Cerberus del 2016, che aveva documentato l’interesse di sodalizi mafiosi per il gaming illegale.
La piramide del sistema: dai vertici agli esercenti
L’ordinanza ipotizza una struttura gerarchica precisa.
Ai vertici, subito sotto la società internazionale fornitrice dei giochi, figurerebbero Domenico Chiavazzo, Paolo Memoli e Giovanni Petruzzellis, indicati come presunti gestori delle piattaforme “Lirebet” e del sistema integrato di scommesse illegali.
A seguire:
Master Agents, con funzioni di acquisto e supervisione;
Super Agents, responsabili della distribuzione su vasta scala;
gli esercenti, che ospitavano i totem digitali nei propri locali;
infine i players, gli utenti finali che inserivano denaro nel circuito.
Una rete che arriva anche nel Foggiano
L’inchiesta ha individuato snodi operativi tra Nocera Inferiore, Angri, Gragnano, Pompei, Scafati, Pagani e Sant’Antonio Abate.
La posizione di Petruzzellis evidenzierebbe, secondo gli investigatori, l’esistenza di una diramazione nel Foggiano, con attività connesse al sistema di raccolta e gestione del gioco illegale.
Indagine ancora in corso
Le misure cautelari — insieme a sequestri e perquisizioni — mirano a interrompere un’attività ritenuta ancora operativa dagli inquirenti.
Spetterà ora alla magistratura verificare, nelle fasi processuali, la fondatezza delle accuse.
Nel provvedimento, la gip Ferraiolo descrive il presunto sistema come “totalmente simile alle slot machines, ma progettato per eludere le norme dello Stato, generando profitti non tracciabili e reinvestiti in circuiti criminali”.
L’indagine resta aperta e non si escludono ulteriori sviluppi.

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