Uncategorized

San Giovanni Rotondo(FG): Ennesima crisi politica dimissioni di massa e Consiglio comunale sciolto

Oramai San Giovanni Rotondo è abituata a crisi politiche .Dimissioni di massa e il Consiglio comunale si scioglie.
Un vero terremoto istituzionale ha investito San Giovanni Rotondo nel tardo pomeriggio del 25 novembre 2025, quando nove consiglieri comunali — eletti appena un anno e mezzo fa alle Amministrative del 24 giugno 2024 — hanno protocollato le proprie dimissioni contestuali e irrevocabili. Un gesto che, secondo quanto previsto dall’articolo 141, comma 1, lettera b, punto 3 del Testo Unico degli Enti Locali, comporta automaticamente lo scioglimento del Consiglio comunale.
Il documento, presentato alle 18:13 e indirizzato al sindaco Filippo Barbano (M5S) e al segretario comunale, porta le firme di Pasquale Chindamo, Matteo Masciale, Michele Crisetti, Roberto Cappucci, Giuseppe Mangiacotti, Francesca Limosani, Lorenzo Bertani, Floriana Natale e Pasquale Viscio. Tutti consiglieri di maggioranza eletti nella tornata del 2024.
Le problematiche politiche emerse
Le dimissioni, definite “irrevocabili” e presentate con atto congiunto, rappresentano l’epilogo di mesi difficili per l’amministrazione cittadina. La decisione collettiva ha infatti messo in luce una serie di criticità profonde che da tempo attraversavano Palazzo di Città.

  1. Paralisi decisionale e incapacità di governo
    La scelta di nove consiglieri su sedici di lasciare simultaneamente il proprio mandato indica una frattura insanabile all’interno della maggioranza. Da mesi l’attività amministrativa era rallentata da:
    contrasti interni su linee programmatiche e dossier strategici,
    mancate convergenze su nomine e procedure interne,
    difficoltà nel tenere compatta la coalizione uscita dalle urne nel 2024.
    La macchina amministrativa risultava sempre più inceppata, con evidenti ripercussioni sulla gestione ordinaria e straordinaria dell’ente.
  2. Crisi di fiducia nelle istituzioni locali
    Le dimissioni contestuali rappresentano anche un segnale politico forte, che rischia di minare ulteriormente il rapporto tra cittadini e istituzioni. Il gesto dei consiglieri evidenzia:
    una perdita di fiducia nelle possibilità di recuperare stabilità,
    la percezione di un clima amministrativo diventato ingestibile,
    l’incapacità di trovare soluzioni interne ai conflitti politici.
    Per la cittadinanza, l’ennesima crisi potrebbe tradursi in sfiducia verso il ceto politico e disaffezione nei confronti della partecipazione civica.
  3. Battuta d’arresto per i progetti in corso
    Lo scioglimento del Consiglio comunale arriva in un momento delicato, con diversi progetti in corso:
    interventi infrastrutturali,
    programmazione dei fondi PNRR,
    politiche sociali e urbanistiche.
    La loro prosecuzione dipenderà ora dalle decisioni del commissario prefettizio, che avrà il compito di traghettare l’ente fino alle prossime elezioni, ma con poteri limitati rispetto a un’amministrazione pienamente insediata.
    Verso la gestione commissariale
    Con la formalizzazione dell’atto di dimissioni, si apre la strada alla nomina di un commissario prefettizio, che assumerà la gestione del Comune fino al ritorno alle urne. Una soluzione obbligata, ma che fotografa una fase di grande fragilità politica.
    Il terremoto politico di San Giovanni Rotondo segna dunque un capitolo nuovo — e non certo semplice — nella vita amministrativa della città. Le prossime settimane saranno decisive per comprendere non solo gli equilibri che emergeranno in vista delle nuove elezioni, ma anche gli effetti concreti che questa crisi profonda produrrà sul governo locale e sulla fiducia dei cittadini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *