Puglia:Caos nelle Asl senza vertici un super-commissario per soli atti urgenti. Ma le complicanze non mancano
Un unico commissario per gestire esclusivamente gli atti che saranno considerati e ritenuti «indifferibili e urgenti» delle cinque Asl rimaste senza vertici. Pur rilevando le problematiche per una tale decisione pare che sia stata l’unica opzione per risolvere è questa la soluzione individuata ieri dalla giunta regionale, al termine di una seduta faticosa e articolata in due momenti distinti. La delibera formale sarà approvata oggi, ma già emergono diverse criticità legate alla scelta, che appare più come un espediente giuridico che come una reale risposta al vuoto amministrativo.
Un artificio legale per colmare un vuoto (ma non per risolverlo)
La figura del commissario – affidata a Vito Montanaro, capo del Dipartimento salute – servirà a conferire un legale rappresentante temporaneo alle Asl di Taranto e Bat, ai Riuniti di Foggia e agli Irccs baresi. Montanaro potrà avvalersi di subcommissari interni, senza costi aggiuntivi.
Tuttavia, la sua nomina avrà validità soltanto per trenta giorni, un periodo limitato che non permette una pianificazione strutturale e lascia aperti numerosi interrogativi sulla continuità gestionale.
Complicanze operative: cosa può e non può fare il commissario
La delibera restringe il campo d’azione del commissario agli atti «indifferibili e urgenti». Questo comporta diverse complicazioni:
Rallentamento delle attività ordinarie: tutto ciò che non rientra nella categoria dell’urgenza rischia di rimanere sospeso, con possibili effetti su appalti, assunzioni, forniture e programmazione sanitaria.
Responsabilità amministrativa incerta: un commissario “a tempo” che opera tramite atti contingentati potrebbe trovarsi esposto a contenziosi o contestazioni sulla legittimità delle decisioni.
Catena di comando frammentata: il ricorso a subcommissari interni, pur senza oneri, potrebbe generare sovrapposizioni di ruoli e rallentare ulteriormente l’operatività.
Effetto elezioni: una soluzione-ponte che sposta in avanti i problemi
La durata di 30 giorni sembra calibrata più su un obiettivo politico che amministrativo: traghettare il sistema oltre la soglia delle elezioni regionali.
In questo modo, il governo uscente evita di nominare nuovi direttori generali in una fase pre-elettorale, scaricando però la gestione ordinaria al prossimo esecutivo. Una scelta che rischia di lasciare in eredità un sistema sanitario “con il fiato sospeso”, privo di continuità decisionale.
Le ripercussioni sul sistema sanitario: tra incertezza e rallentamenti
L’assenza di vertici stabili nelle cinque strutture coinvolte arriva in un momento già delicato, con liste d’attesa da smaltire, piani di investimento da definire e procedure urgenti da portare avanti. Le possibili ripercussioni:
Blocchi o rallentamenti nei servizi per mancanza di firme autorizzative sui procedimenti non urgenti.
Pressione sui dirigenti interni, chiamati a prendere decisioni in un contesto di reggenza provvisoria.
Rischio di immobilismo amministrativo, dal momento che ogni atto potrebbe essere valutato come “urgente” o meno in maniera discrezionale, con conseguente prudenza eccessiva.
Una toppa che rischia di aprire altri buchi
In definitiva, la scelta di creare un super-commissario rappresenta una soluzione tampone, utile a evitare il blocco totale delle attività, ma incapace di fornire una prospettiva stabile.
Il rischio è che, allo scadere dei 30 giorni, il nuovo governo regionale si ritrovi una situazione ancora più ingarbugliata, con pratiche arretrate, dirigenti sfiduciati e un sistema sanitario che, per un mese, avrà funzionato in modalità “minima”.
La domanda che resta sul tavolo è se questa decisione sia stata dettata più dalla necessità amministrativa o dalla cautela politica. In entrambi i casi, il conto rischia di arrivare presto – e a pagarlo potrebbero essere cittadini e operatori sanitari.

