Puglia: Nomine bloccate nelle Asl pugliesi tra urgenza amministrativa e tatticismi politici, Emiliano e Decaro ai ferri corti
La scadenza formale degli incarichi dei commissari delle Asl di Taranto, Bat, dell’azienda ospedaliera Ospedali Riuniti di Foggia e dei due IRCCS baresi ha aperto un fronte delicato a pochi mesi dalle elezioni regionali. Da venerdì scorso i vertici delle cinque aziende sanitarie non sono più tecnicamente in carica: essendo in regime di aspettativa, dovrebbero persino rientrare nei rispettivi posti di lavoro.
Una situazione che, di fatto, lascia la gestione della sanità pugliese in una zona grigia amministrativa, con il rischio di rallentamenti, incertezze operative e potenziali ricadute sui servizi.
L’urgenza secondo Emiliano: “Le proroghe non sono più possibili”
Il presidente della Regione, Michele Emiliano, sostiene che non ci sia più spazio per ulteriori proroghe e che, per evitare il blocco amministrativo, sia necessario procedere subito alla nomina dei nuovi direttori generali.
La rosa degli idonei è pronta da metà settembre, dunque l’atto – in sé – sarebbe solo applicazione della procedura.
Ma il contesto politico, ormai apertamente elettorale, rende ogni passaggio ben più complesso.
Tattica politica o reale emergenza?
La domanda che circola in ambienti istituzionali e partitici è una sola:
l’urgenza è amministrativa o politica?
Perché l’effetto delle nomine, oggi, sarebbe inevitabilmente politico.
Le pressioni su Decaro
Il candidato del centrosinistra alla successione di Emiliano, Antonio Decaro, appare agitato – e non senza motivo.
Con la campagna elettorale in corso, le nomine rischiano di trasformarsi in un banco di prova sulla coerenza delle sue dichiarazioni precedenti: solo due mesi fa, infatti, Decaro aveva espresso contrarietà alla scelta di una giunta a fine mandato di nominare direttori generali con contratto triennale. Il suo orientamento era per un commissariamento lungo, in modo da lasciare le nomine al futuro presidente.
Una posizione che oggi si scontra con la linea dura di Emiliano, percepita come un vero e proprio aut-aut.
Lo scontento nel centrodestra
Nel frattempo, il candidato del centrodestra, Lo Buono, osserva la scena con crescente irritazione: le dinamiche interne al centrosinistra monopolizzano l’agenda, mentre lui – politicamente – viene quasi ignorato.
Una marginalizzazione che finisce per apparire come un ulteriore effetto collaterale del braccio di ferro tutto interno alla maggioranza uscente.
Emiliano contro Decaro: ritorsione politica o reale necessità amministrativa?
La tensione tra Emiliano e Decaro non è più un segreto.
Nonostante l’immagine dell’“abbraccio risolutore” diffusa mesi fa, le divergenze rimangono profonde.
In ambienti politici si mormora che Emiliano voglia “mettere alle strette” Decaro, forse come risposta a “sgarri” o distanze accumulate negli ultimi mesi.
È una lettura possibile, anche se il Presidente ribadisce che la necessità è esclusivamente tecnica: senza nuovi direttori generali, il sistema rischia la paralisi.
La verità, come spesso accade in politica, probabilmente sta nel mezzo:
c’è un’urgenza reale, ma anche una forte componente tattica nel momento scelto per intervenire.
Verso il voto: chi avrà la meglio?
I giorni che separano dalla data delle elezioni regionali saranno decisivi.
La partita non riguarda solo la gestione sanitaria, ma anche l’equilibrio interno al centrosinistra e la visibilità dei candidati nelle diverse province.
Le nomine dei direttori generali potrebbero condizionare, direttamente o indirettamente, la campagna elettorale e gli assetti territoriali.
Intanto, le cinque aziende sanitarie restano sospese in un limbo istituzionale, senza una guida pienamente operativa: un nodo amministrativo che si è trasformato in un nodo politico, stretto e difficile da sciogliere.

