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Bari-Foggia:Droga e sicurezza urbana una strategia che chiama in causa Comune e Stato


Le piazze di Bari come simbolo di un problema nazionale
La questione della sicurezza nelle città italiane torna al centro del dibattito pubblico attraverso la denuncia – dura e diretta – del presidente della Commissione Antimafia del Comune di Bari, Giuseppe Carrieri, che in una recente nota ha messo in evidenza le criticità persistenti nelle piazze Umberto, Cesare Battisti e Moro, aree centrali e strategiche poste a ridosso della stazione ferroviaria.
Carrieri parla di «inefficacia dei provvedimenti» adottati finora per ripristinare l’ordine pubblico, sottolineando come quelle piazze siano ormai divenute «luoghi frequentati da tossicodipendenti, spacciatori, molestatori e bivaccatori». Un elenco che fotografa la realtà degradata di zone che dovrebbero rappresentare un punto di riferimento per residenti, studenti e turisti.
Forze dell’ordine insufficienti e strategie fallimentari
Secondo Carrieri, la presenza delle camionette militari si rivelerebbe «sostanzialmente inutile», mentre le operazioni di polizia sarebbero «occasionali ed episodiche». Il risultato è che i cittadini «non hanno più pieno diritto di fruire liberamente delle tre piazze verdi più centrali di Bari».
A peggiorare il quadro – denuncia il presidente della Commissione Antimafia – è stata la scelta del Comune di organizzare negli stessi spazi spettacoli di strada per bambini, iniziativa definita «una follia amministrativa» perché esporrebbe i minori a rischi gravi, oltre che «una pagliacciata costosa da 170mila euro».
Di fronte a questa situazione, Carrieri chiede un «intervento risoluto e definitivo delle forze di polizia» per ristabilire legalità e sicurezza. E avverte: «Se non intervengono il Comune e lo Stato a bonificare definitivamente le piazze dello spaccio provvederemo da soli». Un monito che evidenzia il livello di esasperazione raggiunto.
Una strategia da ripensare: responsabilità condivise
Il caso delle piazze baresi non è un episodio isolato. Da Nord a Sud, molte aree urbane vivono dinamiche simili: degrado, microcriminalità, spaccio, insicurezza percepita e reale. La denuncia di Carrieri chiama in causa non solo l’operato del Comune, accusato di scelte poco lungimiranti, ma anche lo Stato, ritenuto incapace di garantire una presenza efficace e continua delle forze dell’ordine.
Serve una strategia nuova, multilivello, che unisca prevenzione, repressione, interventi socio-sanitari, rigenerazione urbana e presidi reali, non simbolici. La lotta alla droga non può essere lasciata a iniziative episodiche né alla sola volontà di singoli amministratori: è una questione di sicurezza nazionale e di tutela delle comunità.
Dall’esperienza di Bari un segnale anche per Foggia
Dopo aver raccolto le considerazioni di Giuseppe Carrieri, Youfoggia sottolinea come l’esperienza barese debba rappresentare un campanello d’allarme anche per altre realtà, in particolare per il Comune di Foggia, città che da anni affronta dinamiche simili legate a criminalità diffusa, spaccio e degrado in alcune zone sensibili.
La proposta è chiara: fare squadra, avviare un confronto diretto tra amministrazioni comunali, prefetture e corpi di polizia delle due città, condividere strategie, mezzi, competenze e personale qualificato. Un lavoro sinergico che permetterebbe di affrontare il problema non come emergenza isolata, ma come fenomeno interconnesso che richiede risposte coordinate.
Una priorità che non può più essere ignorata
La denuncia della Commissione Antimafia di Bari mette in luce una verità spesso rimossa: il problema della droga non è marginale, non è un tema per addetti ai lavori né un fenomeno confinato ai quartieri periferici. È una sfida quotidiana che minaccia sicurezza, vivibilità, economia e coesione sociale.
Ignorare, minimizzare o affrontare con misure estemporanee un fenomeno così radicato significa alimentarne la crescita. Comune e Stato devono assumersi la piena responsabilità di garantire ciò che ogni cittadino chiede: sicurezza, ordine pubblico e spazi urbani vivibili.
E questa volta – come suggerisce con fermezza Carrieri – il tempo delle mezze misure sembra davvero finito.

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