PUGLIA: REGIONALI, D’ATTIS E GLI “IMPRESTENTABILI” DI FORZA ITALIA
La recente pubblicazione da parte della Commissione parlamentare antimafia dei nomi dei candidati denominati “impresentabili” alle prossime elezioni regionali ha scatenato un vero terremoto politico in Puglia. Tra i quattro nomi segnalati, ben tre appartengono alle liste di Forza Italia, e tra questi figura anche un consigliere regionale uscente.
Un dato che colpisce e che,fa riflettere interrogativi pesanti sulla gestione delle candidature da parte del coordinatore regionale del partito, Mauro D’Attis, il quale – è bene ricordarlo – ricopre anche il ruolo di vicepresidente della stessa Commissione antimafia.
È dunque legittimo chiedersi: com’è possibile che D’Attis, nella sua doppia veste di dirigente politico e di figura istituzionale impegnata nel contrasto alla criminalità, non sia intervenuto per prevenire una tale situazione?
Non è passato molto tempo da quando, lo scorso aprile, lo stesso D’Attis decise di “liberarsi” in tutta fretta di un alleato scomodo a Triggiano, provocando di fatto la dissoluzione della coalizione di centrodestra in occasione delle amministrative. Allora l’intervento fu rapido e deciso. Oggi, invece, di fronte a un caso di ben maggiore rilevanza, sembra essere calato il silenzio.
Eppure, la Commissione antimafia dispone di poteri investigativi analoghi a quelli dell’autorità giudiziaria, e quindi – come vicepresidente – D’Attis avrebbe potuto e dovuto approfondire la posizione dei candidati, andando oltre la semplice consultazione dei certificati penali.
La domanda è inevitabile: perché questa volta non è stato esercitato lo stesso rigore? Perché, di fronte a un “grosso problema interno” al suo partito, si è preferito non intervenire, lasciando che la questione esplodesse solo dopo l’intervento ufficiale della Commissione?
La vicenda non è soltanto un imbarazzo politico per Forza Italia in Puglia, ma anche un caso emblematico di contraddizione istituzionale: da un lato, un vicepresidente della Commissione antimafia chiamato a garantire trasparenza e legalità nelle candidature; dall’altro, lo stesso esponente politico che si trova a difendere una lista segnata da tre “impresentabili”.
Un cortocircuito che solleva più di un dubbio sulla coerenza e sull’efficacia dei meccanismi di selezione dei candidati e che rischia di pesare sul voto regionale, ma soprattutto sulla credibilità di chi predica legalità e rigore mentre, nei fatti, sembra aver scelto il silenzio

