Trani (BT):Assolto l’ex presidente del Tribunale di Trani “Si fidò del segretario” ma restano ombre sulla giustizia tributaria
Foggia-Il Tribunale di Foggia ha assolto con formula piena, “perché il fatto non sussiste”, l’ex magistrato Filippo Bortone, già presidente del Tribunale di Trani e in passato giudice tributario, e il commercialista Gaetano Stasi di Castellaneta, residente a Foggia. I due erano imputati di falso ideologico e truffa ai danni dello Stato in relazione a ben 415 sentenze tributarie che, secondo l’accusa, Bortone avrebbe firmato senza essere l’effettivo autore, percependo comunque i compensi spettanti ai giudici tributari.
Secondo la ricostruzione emersa nel processo, Bortone avrebbe riposto piena fiducia nel proprio segretario, che — a sua insaputa — avrebbe intessuto accordi illeciti con le parti in causa, gestendo autonomamente fascicoli e redazione delle decisioni. Una “fiducia mal riposta”, che però non è bastata a provare la responsabilità diretta dell’ex magistrato, portando all’assoluzione in primo grado.
Le criticità del sistema
La sentenza, pur assolvendo gli imputati, solleva interrogativi profondi sul funzionamento della giustizia tributaria. Il caso mette in luce una preoccupante carenza di controlli interni nei tribunali tributari, dove spesso il carico di lavoro e la natura part-time dei giudici — molti dei quali non togati — lasciano ampi spazi a pratiche opache o deleghe di fatto al personale di segreteria.
Inoltre, l’episodio evidenzia come il sistema di remunerazione dei giudici tributari, basato sul numero di sentenze firmate, possa favorire distorsioni e comportamenti poco trasparenti, anche in assenza di dolo diretto. Il rischio è quello di trasformare la funzione giudicante in una routine burocratica, minando la credibilità stessa delle decisioni.
La fiducia tradita e la responsabilità mancata
La difesa di Bortone ha insistito sulla totale estraneità dell’ex magistrato, sottolineando che l’uomo si sarebbe limitato a firmare atti redatti dal proprio collaboratore in un contesto di fiducia personale. Tuttavia, resta aperta la questione etica e istituzionale: quanto è accettabile che un giudice firmi atti non verificati personalmente?
La pronuncia assolutoria non cancella la sensazione che il confine tra superficialità e dolo, in certi uffici, sia diventato drammaticamente labile.
Un segnale per la magistratura tributaria
Il caso Bortone-Stasi rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme per un settore già da anni oggetto di critiche e richieste di riforma. Serve maggiore trasparenza, tracciabilità del lavoro dei giudici e un sistema di controllo interno più rigoroso.
Solo così sarà possibile restituire credibilità a una giustizia tributaria che, troppo spesso, appare fragile e permeabile ad abusi di fiducia.

