Foggia:Processo Landella, tra mazzette e debiti fuori bilancio, emergono nuovi dettagli. I punti dolenti di una politica malata
Foggia – L’ennesima udienza del processo Landella riporta sotto i riflettori una vicenda che continua a pesare come un macigno sull’immagine politica e amministrativa del capoluogo dauno.
Al centro dell’inchiesta, che coinvolge 14 imputati, compaiono nomi noti della scena cittadina: Franco Landella, ex sindaco di Foggia; Leonardo Iaccarino, ex presidente del consiglio comunale; e Antonio Capotosto, ex consigliere. Iaccarino e Capotosto sono accusati di tentata induzione indebita a dare o promettere utilità, mentre per Iaccarino si aggiunge anche l’accusa di peculato.
La tangente da 20mila euro chiamato “caffè”
Durante l’udienza è tornata in primo piano la richiesta di una tangente da 20mila euro all’imprenditore Michele D’Alba, in cambio – secondo l’accusa – del riconoscimento di un debito fuori bilancio relativo alla cooperativa “San Giovanni di Dio”, all’epoca presieduta dal genero di D’Alba, Raffaele De Nittis. Entrambi sono estranei alla vicenda giudiziaria, ma i loro nomi emergono nei racconti dei testimoni come figure coinvolte indirettamente nelle pressioni e nei contatti.
A ricostruire i fatti è stato il teste d’accusa Nicola Disilluso, imprenditore foggiano e figlio di Salvatore Disilluso, defunto, amico e socio di D’Alba. Davanti ai giudici, Disilluso ha descritto un episodio avvenuto nel dicembre 2020:
“Eravamo in ufficio quando D’Alba ricevette una telefonata da Capotosto che gli chiese di incontrarlo. Tornò furioso, dicendo che ‘vogliono un caffè’, riferendosi a Iaccarino e Capotosto”.
Quel “caffè”, ha precisato il testimone, non era affatto un gesto di cortesia: sottintendeva una richiesta di denaro.
I punti dolenti
Il processo sta facendo emergere vecchie e nuove fragilità del sistema politico foggiano, già scosso in passato da scandali e commissariamenti.
I punti critici sono evidenti:
L’intreccio tra politica e affari che, secondo l’accusa, avrebbe contaminato decisioni amministrative e bilanci comunali;
Il meccanismo del “debito fuori bilancio”, spesso usato come leva per pressioni o favori economici;
La difficoltà di ricostruire la verità, tra testimonianze, ricordi distorti e legami personali che si intrecciano in un contesto in cui la linea tra politica e interesse privato si è fatta sottile;
Il danno d’immagine per la città di Foggia, già provata da anni di commissariamento per infiltrazioni mafiose e scandali legati alla corruzione.
Attesa per il 19 novembre 2025
La prossima udienza, fissata per novembre, sarà decisiva per chiarire la posizione degli imputati e verificare la tenuta dell’impianto accusatorio.
Ma, al di là delle sentenze, resta aperta una domanda di fondo: Foggia riuscirà a ricostruire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni?
L’impressione è che, qualunque sia l’esito del processo, il caso Landella abbia già segnato un punto di non ritorno nella storia politica recente della città — un simbolo di come la cattiva amministrazione e la cultura del favore abbiano indebolito la democrazia locale.

