Bari:Landini si sveglia tardi dov’era mentre la sanità pubblica crollava?
Maurizio Landini, segretario generale della CGIL, è tornato a parlare con toni accesi della sanità pubblica e della necessità di “cambiare passo”. Lo ha fatto a Bari, durante un’assemblea dei lavoratori al Policlinico, lanciando un appello per investimenti seri nel sistema sanitario nazionale. Ma le sue parole, per quanto condivisibili nei contenuti, arrivano con un tempismo che lascia perplessi.
Un risveglio tardivo
Landini denuncia oggi quello che milioni di italiani e pugliesi vivono da anni sulla loro pelle: carenza cronica di personale sanitario, liste d’attesa infinite, medicina territoriale smantellata e precariato diffuso.
Ma è lecito chiedersi: dov’era prima?
Il leader del principale sindacato italiano, con una fortissima rappresentanza proprio nel comparto sanità, sembra essersi accorto solo ora della drammatica situazione del settore. Eppure, negli ultimi anni, gli infermieri, i medici, gli operatori socio-sanitari (spesso iscritti alla CGIL) hanno lanciato grida d’allarme inascoltate. Scioperi, proteste, appelli alla politica: tutto sotto gli occhi – e la responsabilità – anche delle organizzazioni sindacali.
La Puglia e la coerenza mancata
Non passa inosservata nemmeno la location scelta per l’intervento: la Puglia, una regione governata da anni dal centrosinistra con Michele Emiliano, alleato politico di riferimento proprio della CGIL. Una giunta che, seppur formalmente vicina ai temi del lavoro e della sanità pubblica, ha comunque contribuito allo sfaldamento del sistema regionale.
Basti pensare al continuo ricorso al precariato in sanità, alle lunghe attese per una visita specialistica, alla fuga di medici verso il privato o altre regioni. Se oggi Landini parla di “bisogno di cambiare passo”, dovrebbe forse prima interrogarsi su chi abbia avuto il piede sull’acceleratore nella direzione sbagliata per così tanto tempo. E perché la CGIL non abbia battuto i pugni sul tavolo quando ce n’era davvero bisogno.
Belle parole, pochi fatti
Nel suo intervento, Landini ha proposto di finanziare la sanità pubblica “andando a prendere i soldi dove sono”, ovvero con una lotta vera all’evasione fiscale, tassando rendite e patrimoni. Una linea storica della sinistra sindacale, ma che si scontra con l’inerzia mostrata negli ultimi decenni, sia dai governi sia dagli stessi sindacati.

Citare oggi i 43 miliardi di spesa privata sanitaria degli italiani, o i 25 miliardi pagati in più dai lavoratori a causa del “fiscal drag”, suona più come una lista della spesa elettorale che una vera proposta strutturale.
Dove erano queste denunce due, tre, cinque anni fa?
Verso il 25 ottobre: piazza sì, ma per cosa?
Landini ha invitato i cittadini a scendere in piazza a Roma il 25 ottobre per la manifestazione “Democrazia al lavoro”, con richieste che vanno dall’aumento dei salari alla cancellazione della precarietà.
Temi cruciali, certo. Ma senza autocritica, senza una presa di responsabilità su ciò che il sindacato non ha fatto, sarà difficile riaccendere la fiducia dei lavoratori.
La credibilità non si improvvisa
Serviva una crisi sanitaria, sociale e politica per risvegliare il sindacato dal torpore? Se oggi Landini denuncia la situazione con toni drammatici, allora ammetta anche che la CGIL ha dormito troppo a lungo, in un comodo equilibrio tra piazza e palazzi. Per essere davvero credibili, non basta urlare “bisogna cambiare tutto”. Bisogna iniziare da sé.
Perché la vera domanda è: chi ha permesso che tutto questo accadesse sotto i nostri occhi in Puglia e in Italia?

