AttualitàPoliticaPuglia

Foggia:Mario Furore No al riarmo, sì alle borse Prada – Cronache da Bruxelles tra ideali e accessori di lusso


“No al riarmo, no Ursula, no ponte. Ma sì agli accessori di lusso. Tanto il popolo si accontenterà del Reddito di cittadinanza e derivati.” Potrebbe sembrare un meme cinico, invece è la sintesi (amara) di una vicenda che torna ad accendere i riflettori su quel Movimento 5 Stelle nato per combattere la casta e finito a frequentare le boutique di alta moda. L’ultima scintilla? Uno scatto rubato a Parigi, firmato Dagospia, è un articolo su TAG 24 firmato da G.Santaniello ,che immortala l’europarlamentare pentastellato Mario Furore mentre sfoggia borse firmate Prada dal valore ben oltre i mille euro.
Chi è Mario Furore?
Classe 1988, di Foggia, Furore ha iniziato la sua carriera politica da attivista grillino. Dopo aver lavorato come portaborse per la consigliera regionale pugliese Rosa Barone (anch’essa M5S), nel 2019 viene eletto per la prima volta al Parlamento europeo con lo slogan un po’ naïf: “In Europa con Furore”. Uno di quei giochi di parole che fanno sorridere ma che, col tempo, iniziano a suonare come un’ironica profezia: perché in Europa ci è andato davvero… e con una certa foga fashion.
Nel 2024 si ricandida e viene rieletto, confermando il suo posto a Strasburgo. Ma a far notizia ora non sono le sue battaglie politiche, bensì l’eleganza con cui si concede weekend nella capitale francese, passeggiando con borse griffate da influencer consumato.
Ideali a confronto (coi listini di Prada)
Sul suo sito ufficiale, Furore ringrazia calorosamente il Movimento 5 Stelle per l’opportunità e parla di “politica attiva”, di “comunità”, di “partecipazione solidale”. Una retorica che pare stonare se accostata alla sua passione per gli accessori di lusso. Non che ci sia nulla di illegale: non esiste una legge che vieti a un europarlamentare di fare shopping costoso a Parigi. Ma l’incoerenza tra il messaggio politico di lotta ai privilegi e l’estetica da fashion week è, per molti, difficile da ignorare.

image 38


Il Movimento 5 Stelle ha sempre fatto della sobrietà un cavallo di battaglia. Dalle battaglie contro i vitalizi alla famigerata “rendicontazione delle spese”, i grillini si sono presentati come l’antitesi della casta. Eppure, oggi, ci ritroviamo a commentare la carriera di un eurodeputato che sembra aver sostituito i Vaffa-Day con le vetrine del lusso.
No al riarmo (ma con stile)
La cosa più surreale? Furore continua a pubblicare post indignati contro l’uso dei fondi europei per il riarmo. In uno degli ultimi scrive:
“Fondi di coesione per il riarmo invece che per i cittadini? No grazie. Il MoVimento 5 Stelle ha presentato in Parlamento una proposta di legge per negare questa possibilità. Per intenderci, con i fondi di coesione si finanziano le nostre scuole, ospedali, trasporti, le misure su lavoro e politiche giovanili.”
Un messaggio che vorrebbe parlare al cuore dei cittadini, ma che risulta meno efficace se chi lo pronuncia ha appena investito lo stipendio (pagato dai contribuenti) in borse Prada. La domanda viene spontanea: che credibilità ha chi predica l’uguaglianza sociale, ma poi si concede il lusso da élite?
Una parabola tutta grillina
Il caso Furore è l’emblema di una trasformazione che ha colpito il Movimento 5 Stelle nel corso degli anni. Da forza antisistema e anti-establishment a partito istituzionale, con tutti i vizi (e pochi dei pregi) della politica tradizionale. L’epoca dei meet-up, delle dirette Facebook dai monolocali, delle scarpe da ginnastica in aula sembra lontana anni luce.
Ora ci sono i selfie a Parigi, le borse di design, e la solita narrazione populista che accusa la “casta”… di cui si fa parte a pieno titolo.
Conclusione: mangino brioche?
La vera domanda non è se un eurodeputato possa permettersi una borsa di lusso – tecnicamente può. Ma se sia coerente farlo mentre si fa portavoce dei bisogni degli ultimi, di chi vive con il Reddito di cittadinanza, dei giovani disoccupati e delle famiglie che faticano ad arrivare a fine mese.
Furore, con le sue Prada in mano, è diventato involontariamente il simbolo di una politica che, pur nata tra le piazze e le proteste, si è comodamente sistemata tra le vetrine e le boutique. E se il popolo chiede giustizia sociale, basta un post contro il riarmo per tenerlo buono.
Per tutto il resto, c’è la carta del Parlamento Europeo.

image 37
Please follow and like us:
icon Follow en US
Pin Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *