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Bari: Fabio Amati “Ma questo è completamente fuori… e mo’ che usciranno i fatti suoi?

In post Fabio Amati si scaglia contro il segretario regionale del PD Domenico De Santis : Questo che parla nell’articolo allegato è il vice capo di gabinetto di Michele Emiliano, pagato dai contribuenti per fare il segretario regionale del mio partito, il PD.
A un giornalista che gli chiede del veto su di me, risponde che il PD non è un taxi e che io avrei la colpa di aver sostenuto il centrodestra a Brindisi.
Omette di dire, però, che all’epoca il suo “datore di lavoro” disse “mai con Amati”, e lui — insieme a molti altri — eseguì scodinzolando, facendo perdere le elezioni al mio amico Roberto Fusco, che mi aveva invece chiesto (ottenendolo) il sostegno.
In buona sostanza, sostiene che io avrei dovuto appoggiare chi aveva rifiutato il mio appoggio. Ma, come si dice, da uno buono, no?
E perché non guarda ai fatti suoi? Tra quelli che conosco — e penso ce ne siano altri che prima o poi verranno fuori — c’è, per esempio, che per “rappresentare al meglio i territori” si candida in una provincia diversa dalla sua, perché nella sua, a Bari, non c’è posto per lui, tutto occupato: non lo vuole nemmeno il suo “datore di lavoro”.

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E va dicendo, forse contando sull’aiuto di Francesco Boccia — serbatoio inesauribile di voti nella BAT — che va in quella provincia “per salvarla”. Ma salvarla da che? Lui che salva una provincia, un comune, un condominio o un pianerottolo? Mah, non mi sembra una cosa credibile, e lo dico anche a tutela della credibilità di quella provincia, che non ha bisogno d’importare salvatori della patria.
Ma esiste un solo provvedimento di merito, nella sua carriera di vice capo di gabinetto, che porti la sua ideazione o il suo nome?
Non dico l’elenco di quelli che ho proposto io e che oggi sono l’orgoglio della Puglia, ma almeno uno, possibilmente a carattere generale e non particolare o particolarissimo.
Insomma, vuole fare con me la parte di Andrey Vyshinsky, il procuratore delle purghe staliniane, ma dimentica un dettaglio: Vyshinsky era davvero uno dei padroni del mulino; lui, invece, è solo una pulce che si crede mugnaio perché l’hanno spinto nella farina, ne è uscito, si è guardato allo specchio e si è visto tutto imbiancato.

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