Sanità e Burocrazia in Puglia: Cambiare Tutto per Non Cambiare Nulla
In Puglia si sta giocando una partita cruciale, dietro le quinte della sanità pubblica e dell’apparato amministrativo regionale. A guidare l’operazione è il governatore uscente Michele Emiliano, che – approfittando del periodo di transizione tra la fine della legislatura e l’insediamento del nuovo governo – sta portando avanti una manovra burocratica dal sapore gattopardesco: “cambiare tutto perché nulla cambi”.
L’obiettivo: blindare i vertici prima del cambio di legislatura
Il cuore della strategia sembra essere quello di assicurare la permanenza, nei posti chiave della macchina amministrativa (in particolare nel settore sanitario), dei dirigenti che hanno gestito il potere negli ultimi nove anni. Dirigenti che, secondo la normativa, non potrebbero rimanere nelle stesse posizioni. Ma attraverso una serie di provvedimenti calibrati, spalmati tra agosto e ottobre, si sta preparando un atto finale, previsto per novembre, che renderà possibile aggirare questi limiti, blindando di fatto l’attuale assetto dirigenziale.
La sanità come terreno di scontro (e di potere)
La questione più delicata riguarda la sanità. La scadenza dei mandati dei direttori generali delle ASL, la proroga (solo apparentemente temporanea) dei commissari, e la nomina dei nuovi manager per le ASL di Barletta-Andria-Trani, Taranto, il Policlinico di Foggia e gli Istituti di ricerca (IRCCS) Oncologico e De Bellis, sono tutte mosse che servono più a consolidare che a rinnovare. Operazioni formalmente legittime, ma politicamente discutibili, che lasciano poco margine al futuro governatore, svuotandone di fatto le prerogative decisionali prima ancora dell’insediamento.
Il “blitz” mancato e quello riuscito
Se da un lato non è riuscito il blitz per confermare un consigliere supplente, ipotesi che aveva trovato persino una cauta apertura da parte di Antonio Decaro, dall’altro la strategia messa in atto da Emiliano sul fronte della sanità sembra invece perfettamente a segno. Il risultato? Una finta rivoluzione burocratica, che sotto la patina del rinnovamento nasconde una forte continuità con il passato, impedendo il ricambio auspicato dopo nove anni di gestione.
Una questione di trasparenza e democrazia
La vera posta in gioco, dunque, non è solo la gestione della sanità, ma il rispetto delle regole democratiche e del principio di alternanza. Utilizzare il tempo “morto” tra una legislatura e l’altra per cristallizzare posizioni di potere significa minare alla base la legittimità del futuro esecutivo, riducendone la capacità di incidere sulle politiche pubbliche. È un meccanismo che rende l’apparato amministrativo autoreferenziale, scollegandolo dalla volontà popolare e dalla responsabilità politica.

Quello che sta accadendo in Puglia merita attenzione e dibattito pubblico. È legittimo domandarsi se queste scelte rispondano all’interesse collettivo o a logiche di conservazione del potere. La sanità, già affaticata da anni di emergenze e carenze strutturali, ha bisogno di riforme vere, trasparenza, e competenze scelte con criteri chiari e meritocratici – non di manovre sotterranee che garantiscano l’immobilismo.
In gioco non c’è solo l’organizzazione della Regione, ma la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. E quella, una volta persa, è molto difficile da recuperare.

