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Detassazione delle pensioni e incentivi alle imprese: dai Monti Dauni una proposta per salvare i piccoli borghi


Celenza Valfortore (FG):-Attirare nuovi residenti, far tornare chi è emigrato, sostenere le imprese e ridare vita ai piccoli borghi: parte da Celenza Valfortore, nel cuore dei Monti Dauni, una proposta concreta contro lo spopolamento delle aree interne. A lanciarla è il sindaco Massimo Venditti, con il sostegno di altri primi cittadini di Molise, Campania e Puglia. L’obiettivo è ambizioso: portare in Parlamento un disegno di legge per introdurre un regime di fiscalità agevolata per pensionati e imprese nei comuni più fragili del Paese.
Il modello estero: pensioni detassate per attrarre residenti
La proposta prende ispirazione da modelli già sperimentati con successo all’estero. Il Portogallo ha aperto la strada, seguito da Albania e Slovacchia: Paesi che hanno scelto di detassare le pensioni dei cittadini stranieri per incentivare nuovi arrivi. Una strategia che ha portato migliaia di persone, soprattutto over 65, a trasferirsi stabilmente in zone rurali o costiere, stimolando l’economia locale.
Venditti propone di applicare lo stesso principio anche in Italia, rivolgendosi in particolare agli emigrati italiani che, dopo una vita di lavoro all’estero, potrebbero scegliere di tornare nei paesi d’origine. A condizione, però, di ricevere un vantaggio fiscale tangibile: niente tasse sulla pensione per chi decide di vivere in un piccolo comune dell’entroterra.
Imprese agevolate: meno IVA per chi investe nei borghi
Accanto alla misura per i pensionati, la proposta prevede incentivi fiscali anche per le imprese che scelgono di investire nei territori a rischio spopolamento. Riduzione o esenzione dell’IVA, snellimento burocratico, supporti all’avvio di attività produttive o commerciali. L’obiettivo è colmare il gap competitivo che penalizza le aree lontane dai grandi assi infrastrutturali e attrarre nuova linfa imprenditoriale.
“La fiscalità agevolata renderebbe economicamente conveniente fare impresa nei nostri paesi – sottolinea Venditti. Si creerebbero posti di lavoro, si fermerebbe l’emorragia demografica e si riattiverebbe il tessuto sociale.”
Una proposta dal basso, condivisa dai territori
Il documento è stato sottoscritto da numerosi sindaci dei Monti Dauni, del Molise e dell’Appennino campano, e inviato a parlamentari di diversi schieramenti per chiedere che venga trasformato in una proposta di legge nazionale. Un’iniziativa che parte “dal basso”, costruita sull’esperienza diretta di chi vive e amministra ogni giorno in territori segnati da anni di emigrazione, invecchiamento della popolazione e perdita di servizi essenziali.
Ritorno alle radici, futuro dei paesi
Venditti crede nella possibilità che i borghi tornino a vivere. “Chi è emigrato anni fa avrebbe tutto l’interesse a tornare con una pensione detassata. Non solo per il risparmio economico, ma anche per ritrovare una dimensione umana e serena, lontana dallo stress delle grandi città.” Una visione che guarda anche ai giovani e alle famiglie: la speranza è che un territorio più vitale e dinamico possa offrire nuove opportunità anche a chi oggi è costretto ad andarsene.
Benefici concreti sull’economia locale
Il ritorno dei residenti, anche anziani, avrebbe effetti immediati sull’economia dei piccoli centri: più clienti per negozi, bar e artigiani; più utenti per i servizi sanitari; più attività scolastiche; più domanda di prodotti locali. “Un ufficio postale oggi a rischio chiusura – spiega il sindaco – potrebbe tornare centrale per la comunità. Lo stesso vale per negozi e scuole. Servizi che oggi vengono tagliati per mancanza di utenza.”
Un intervento urgente e mirato
Secondo i promotori, il tempo stringe. “A Celenza nascono quattro bambini all’anno, ma muoiono quaranta persone. Se non interveniamo subito, i nostri paesi resteranno deserti.” Il sindaco evidenzia che, nonostante gli strumenti messi in campo finora – come le Zone Economiche Speciali (ZES) o il Fondo per i comuni marginali – lo spopolamento non accenna a rallentare.
La proposta non prevede però un’applicazione indiscriminata, ma l’adozione di criteri oggettivi. Tra questi:
Collocazione in aree economicamente fragili, in base agli indici ISTAT;
Altitudine minima di 450 metri, per identificare borghi montani e collinari più isolati.
Un’idea per ridare speranza alle aree interne
“Vogliamo far tornare vita, lavoro e speranza nei nostri piccoli centri. La nostra non è una richiesta di assistenza, ma una proposta concreta per rendere competitivi e attrattivi i territori più deboli del Paese” – conclude Venditti.
La palla passa ora al Parlamento: i promotori auspicano che la proposta trovi ascolto, superando le barriere partitiche e diventando un punto fermo nell’agenda per il rilancio delle aree interne italiane.

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