Foggia:Sim straniere in carcere l’inchiesta sull’agente infedele apre interrogativi sulle modalità di attivazione e tracciabilità
FOGGIA – Un’inchiesta delicata e piena di punti oscuri scuote il sistema carcerario pugliese. Le autorità stanno indagando su come microcellulari e schede telefoniche siano riusciti ad entrare nella casa circondariale di Foggia, eludendo i controlli di sicurezza. Un fatto già grave di per sé, ma a rendere ancora più inquietante il caso è un dettaglio emerso dalle carte dell’indagine: la richiesta di “telefonini piccoli” e “schede senza nome” da parte di un agente penitenziario ora arrestato.
I fatti: l’arresto dell’agente e la richiesta anomala
Il 9 dicembre 2024 un agente della polizia penitenziaria è stato arrestato con l’accusa di aver introdotto in carcere dispositivi non autorizzati, tra cui telefoni cellulari e SIM card. Come si legge negli atti dell’inchiesta, l’uomo è stato tracciato tramite GPS mentre si recava in un negozio di telefonia in piazza Umberto I, a Bari. Lì avrebbe chiesto esplicitamente “telefonini piccoli” e “schede senza nome”, ossia non intestate.
Dalle trascrizioni riportate nell’ordinanza si evince che il poliziotto chiese chiaramente:
“Si possono mettere le schede senza intestazione?”
E discusse anche del prezzo:
“30 euro, ogni mese minimo sei”.
Secondo gli inquirenti, si trattava di una manovra per fornire ai detenuti microcellulari difficilmente rintracciabili, con l’obiettivo di mantenere contatti con l’esterno per scopi ancora in fase di accertamento.
Le criticità: è possibile avere SIM anonime in Italia?
Qui emergono le prime grosse incongruenze. YouFoggia.com ha interpellato un tecnico che collabora con le principali aziende telefoniche italiane:
“In Italia non è possibile attivare SIM senza documenti. Ogni numero telefonico deve essere associato a un codice fiscale e a un documento d’identità scannerizzato.”
Dunque, se quanto riportato nei verbali fosse vero, ci troveremmo di fronte a un’anomalia difficilmente spiegabile. Ma c’è una possibile (e inquietante) spiegazione: le SIM potrebbero provenire da Albania o Romania, paesi in cui, almeno fino a poco tempo fa, era (ed è ancora in alcuni casi) possibile acquistare SIM senza registrazione o con controlli meno rigidi.
Perché è importante? Tracciabilità e costi sospetti
Se le SIM fossero effettivamente estere, il problema si amplifica: non solo sarebbero più difficili da associare a una persona, ma la loro tracciabilità tecnica diventerebbe complicata. Come spiega il tecnico contattato:
“Se il gestore è estero, le comunicazioni passano attraverso server fuori dall’Italia. Per accedere ai dati, le autorità italiane devono attivare una rogatoria internazionale tramite il Ministero della Giustizia.”
Inoltre, c’è un’anomalia sul prezzo. Il poliziotto avrebbe pagato 30 euro per una SIM da usare per almeno sei mesi, mentre in altri casi simili lo stesso tipo di schede aveva un costo fino a sette volte superiore. Questo elemento solleva dubbi sull’attendibilità del commerciante o sulla possibilità che vi siano stati problemi nella verifica del dato durante l’indagine.
Le domande aperte
L’indagine è ancora in corso, ma resta alta l’attenzione su alcuni punti critici:
Da dove provenivano realmente le SIM card?
Perché nessun elemento degli atti menziona una provenienza estera, nonostante la modalità di attivazione anomala?
È possibile che l’agente avesse accesso a un canale illecito di importazione di SIM straniere?
Il commerciante ha fornito informazioni precise o ci sono state omissioni?
Le autorità hanno verificato a fondo l’origine tecnica delle SIM (es. IMSI, MCC-MNC, tracciamento del traffico dati)
La vicenda dell’agente penitenziario arrestato per aver introdotto microcellulari in carcere apre uno squarcio su un possibile traffico di SIM estere non tracciabili in Italia. Se confermato, ci troveremmo di fronte a un grave rischio per la sicurezza interna delle carceri e alla necessità di rafforzare i controlli sia sui dipendenti infedeli, sia sul mercato parallelo di schede telefoniche.
Nel frattempo, le indagini della procura proseguono. Ma una cosa è certa: una sim “senza nome” in Italia non dovrebbe esistere. Se esiste, viene da fuori. E questo cambia tutto.

