FOGGIA: SANITASERVICE NEL MIRINO DELL’ANTIMAFIA SPUNTANO NOMI LEGATI AI CLAN
FOGGIA — Ancora una volta, i riflettori della magistratura si accendono sulla Sanità pubblica. Un po’ di giorni fa uscì sui media che la società Sanitaservice di Foggia, in house della ASL locale aveva fatto delle selezioni di personale che erano collegati a famiglie della criminalizzata organizzata. L’anno 2026 si apre con un nuovo punto nero che rischia di gettare ombre pesantissime sulla gestione dei servizi pubblici sanitari e sulla tenuta etica delle istituzioni locali.
Secondo fonti interne a Sanitaservice, e come confermato da ambienti giudiziari, la Procura della Repubblica di Foggia ha avviato accertamenti su alcune assunzioni e collaborazioni sospette all’interno della società. Dopo le verifiche su carichi pendenti e casellari giudiziali di alcuni soggetti coinvolti, sarebbero emersi nomi riconducibili direttamente alla criminalità organizzata foggiana.
Tra questi spicca quello di Dina Francavilla, un nome che pesa. Francavilla è moglie di Mario Lanza, figura storica legata alla criminalità foggiana, e sorella di Antonello ed Emilio Francavilla, entrambi ritenuti affiliati a clan locali noti agli inquirenti. Il legame familiare con soggetti inseriti nel contesto mafioso locale ha sollevato gravi interrogativi sulla presenza di persone potenzialmente “vicine” ai clan all’interno della macchina pubblica sanitaria.
Il caso è esploso a livello nazionale dopo che il deputato di Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra ha sollevato la questione in Commissione parlamentare antimafia, chiedendo un’audizione ufficiale per fare chiarezza sulle infiltrazioni mafiose in Sanitaservice. Una mossa che ha avuto un effetto immediato.
Secondo quanto trapelato, nei giorni successivi alla segnalazione, negli uffici della società si sarebbero presentati gli agenti della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Bari, che avrebbero prelevato documenti, contratti e fascicoli interni relativi al procedimento in corso. Un blitz silenzioso ma significativo, che conferma il grado di attenzione delle autorità inquirenti verso questo nuovo capitolo della storia oscura dei rapporti tra mafia e pubblica amministrazione in Capitanata.
Il contesto è preoccupante: Sanitaservice, nata con l’obiettivo di rendere più efficiente la gestione dei servizi sanitari e di assistenza, rischia di essere invece un crocevia di interessi opachi, inquinato da logiche clientelari e — in alcuni casi — mafiose.

Gli interrogativi ora sono molteplici: com’è stato possibile che figure con legami diretti con la criminalità organizzata abbiano trovato spazio in una società pubblica? Chi ha firmato la documentazione? E soprattutto: quante altre “zone grigie” esistono all’interno della sanità foggiana?
Con l’inchiesta della DDA in corso e l’attenzione dell’Antimafia puntata su Foggia, ci si attende che le istituzioni facciano piena luce sul caso, prima che l’ennesimo punto nero diventi una voragine che inghiotte l’intera credibilità dell’apparato pubblico locale.
Nel frattempo, il silenzio ufficiale degli amministratori di Sanitaservice — che non hanno rilasciato alcuna dichiarazione — non fa che alimentare i sospetti. E a Foggia, dove la linea tra legalità e crimine organizzato è spesso sottile, il tempo delle ambiguità sembra essere finito.

