Mafia e politica a Bari: la condanna di Giacomo Olivieri scuote le istituzioni pugliesi
Bari – La condanna a 9 anni di reclusione per l’ex consigliere regionale pugliese Giacomo Olivieri, accusato di scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione, non è solo una questione giudiziaria: è una ferita profonda alla credibilità delle istituzioni democratiche locali.
Il processo abbreviato, nato dall’inchiesta “Codice interno”, ha rivelato un patto scellerato tra politica, clan mafiosi e imprenditoria che ha inquinato le elezioni comunali del 2019, portando all’elezione – grazie ai voti dei clan – della moglie di Olivieri, Maria Carmen Lorusso.
Una politica permeabile alle infiltrazioni
Il caso Olivieri evidenzia quanto la politica pugliese sia ancora vulnerabile alle interferenze della criminalità organizzata. Non si tratta di un episodio isolato, ma dell’ennesima dimostrazione di come i clan riescano a condizionare la rappresentanza democratica offrendo pacchetti di voti in cambio di favori, protezione o accesso a risorse pubbliche.
L’impianto accusatorio ha mostrato come la ricerca del consenso da parte di alcuni politici non avvenga più attraverso programmi e idee, ma tramite accordi sottobanco con le cosche, che garantiscono risultati elettorali in cambio di complicità o silenzi. È la degenerazione estrema del clientelismo, che si trasforma in collusione strutturale.
Un silenzio assordante dalla politica
Ancora più grave è il silenzio istituzionale che ha accompagnato questa sentenza. Salvo rare eccezioni, le forze politiche pugliesi non hanno espresso una condanna netta e unanime. Nessun partito ha avviato un’autocritica sulle modalità di selezione delle candidature o sull’assenza di filtri etici interni. È il segno di una complicità passiva o, peggio, di un’abitudine al compromesso morale.
La politica locale sembra incapace di reagire con forza a episodi del genere. E questo alimenta sfiducia nei cittadini, soprattutto in una regione che ha già pagato un prezzo altissimo alla penetrazione mafiosa nella pubblica amministrazione e nell’economia.
Un sistema che si regge sull’opacità
Il caso Olivieri è un campanello d’allarme per tutta la Puglia. Non riguarda solo un singolo politico o un gruppo ristretto di voti mafiosi. Chi può garantire che altri esponenti eletti non abbiano beneficiato degli stessi meccanismi?
La commistione tra mafia e politica non si combatte solo nei tribunali: serve una riforma culturale e sistemica della politica locale. Servono liste trasparenti, selezioni basate sul merito, controlli preventivi sulle candidature e, soprattutto, una vera volontà di tenere la criminalità fuori dai palazzi.
Politica pugliese a un bivio
La Puglia è a un bivio: o riprende il controllo della propria democrazia, rifiutando ogni forma di compromesso con i poteri criminali, o continuerà a galleggiare in un’area grigia dove il confine tra legalità e illegalità si fa sempre più sottile.
La condanna di Olivieri dovrebbe scuotere le coscienze, ma soprattutto spingere le istituzioni a fare pulizia vera, prima che a pagare siano, ancora una volta, i cittadini onesti.

