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Bari-Foggia:La metamorfosi apparente della mafia garganica secondo Giannella una facciata imprenditoriale che nasconde la stessa violenza di sempre


di ( Albero Santucci)
Secondo quanto affermato dal coordinatore nazionale delle procure antimafia e antiterrorismo, Giovanni Melillo, e ripreso recentemente dal procuratore di Bari Francesco Giannella, la criminalità organizzata nel territorio garganico della Capitanara si sta muovendo verso un’evoluzione solo apparente. In particolare, Giannella ha messo in luce un fenomeno inquietante: la componente mafiosa del Gargano della Capitanata sembra assumere una veste imprenditoriale, ma nella sostanza resta immutata nelle sue logiche di dominio, intimidazione e violenza.
Il travestimento imprenditoriale della mafia
L’osservazione di Giannella si inserisce in un contesto più ampio di mutamento delle strategie mafiose: i clan non si limitano più alla sola gestione di attività illecite come traffico di droga o estorsioni, ma tentano di infiltrarsi nell’economia legale, cercando di confondersi con il tessuto produttivo locale.
Questa “virata imprenditoriale” si traduce nella creazione o acquisizione di aziende – soprattutto nel settore agricolo, turistico e immobiliare – utilizzate come strumenti per riciclare denaro sporco, controllare il territorio e ottenere consenso sociale. Si tratta, però, di una maschera: dietro la facciata legalitaria, restano immutate le modalità mafiose fondate sulla sopraffazione, la violenza e il controllo sociale.

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Una metamorfosi solo di superficie
Giannella sottolinea come questo cambiamento sia più formale che sostanziale. Non siamo davanti a una criminalità che si sta “civilizzando” o normalizzando, ma piuttosto a una strategia camaleontica volta a eludere le maglie della giustizia e a insinuarsi in nuove aree di potere.
Le organizzazioni criminali del Gargano, infatti, continuano a esercitare la loro forza attraverso il controllo militare del territorio, l’intimidazione della popolazione e la complicità – spesso silenziosa – di parte della società locale. La virata verso l’imprenditoria, quindi, non riduce il pericolo, ma lo rende più subdolo e difficile da combattere.
Le difficoltà del contrasto
Questo scenario presenta notevoli criticità per le forze dell’ordine e la magistratura. Il nemico non si presenta più con i volti noti dei latitanti armati, ma con abiti eleganti, in qualità di imprenditori, mediatori o consulenti. Le indagini diventano più complesse, richiedono un lavoro di intelligence finanziaria molto raffinato e la cooperazione tra diverse istituzioni.
Inoltre, vi è il rischio che una parte dell’opinione pubblica sottovaluti il fenomeno, proprio perché meno eclatante rispetto alle guerre di mafia che hanno insanguinato il Gargano in passato. Ma, come ricorda Giannella, la sostanza del dominio mafioso è intatta, solo nascosta sotto una nuova superficie.

Le dichiarazioni di Giuseppe Giannella rappresentano un monito chiaro: non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. La mafia garganica sta cercando di rinnovarsi per sopravvivere, ma la sua essenza criminale resta la stessa. Serve un impegno costante e profondo, non solo repressivo ma anche culturale, per smascherare questa nuova fase della criminalità e per impedire che l’economia legale venga contaminata da interessi illeciti.
In un territorio bellissimo ma fragile come il Gargano, la legalità non può essere un’opzione, ma una necessità per lo sviluppo autentico e sostenibile.

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