Cerignola-Lavello: Agevolazione alla mafia foggiana gravi indizi contro l’imprenditore Antonio Liseno. Il Riesame conferma le aggravanti
POTENZA – Ci sono indizi gravi, precisi e concordanti per ritenere che l’imprenditore lavellese Antonio Liseno e i suoi più stretti collaboratori abbiano agevolato gli affari della mafia foggiana. È quanto stabilito nei giorni scorsi dal Tribunale del Riesame di Potenza, che si è espresso su un appello presentato dalla Direzione Distrettuale Antimafia nell’ambito dell’inchiesta che, lo scorso luglio, ha portato all’arresto dello stesso Liseno e di altre sei persone, con due indagati finiti invece agli arresti domiciliari.
Il Riesame – che già a fine luglio, in diversa composizione, aveva confermato la custodia cautelare in carcere per Liseno per le accuse di associazione a delinquere “semplice”, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori – ha accolto gran parte delle richieste avanzate dalla Procura antimafia. In particolare, è stato disposto un ulteriore arresto e riconosciute le aggravanti dell’agevolazione mafiosa e della transnazionalità rispetto al nucleo centrale delle accuse.
Il “sistema” del San Barbato Resort
Secondo l’impianto accusatorio, Liseno avrebbe organizzato un vero e proprio sodalizio criminale finalizzato al riciclaggio di denaro sporco, proveniente da rapine ai portavalori e frodi sull’Iva nella compravendita di telefonini. Le operazioni sarebbero state condotte attraverso il cantiere del San Barbato Resort, la struttura di lusso inaugurata a Lavello nel 2019, all’interno del quale sarebbero transitati almeno dieci milioni di euro di provenienza illecita.
Il denaro, secondo gli inquirenti, deriverebbe da colpi messi a segno in tutta Italia da esponenti di spicco della criminalità organizzata cerignolana, tra cui Pasquale Saracino e Sante Cartagena, già noti per le loro attività nel settore delle rapine a portavalori.
Aggravanti confermate, nuovi sviluppi in vista
Il collegio presieduto dalla giudice Maria Stante ha confermato l’impostazione dell’Antimafia, riconoscendo le aggravanti richieste e disponendo una nuova misura cautelare nei confronti del pregiudicato lavellese Massimo Sileno. Se la decisione dovesse essere confermata anche dalla Cassazione, per Sileno si aprirebbero le porte del carcere.
Nel frattempo, per Liseno, il suo ex braccio destro Angelo Finiguerra e la moglie di quest’ultimo, Maria Filomena Merra, si profila un possibile allungamento della custodia cautelare, anche alla luce della possibilità che i magistrati procedano con giudizio immediato, saltando l’udienza preliminare.
Il legame con la mafia cerignolana
Le motivazioni complete del Riesame verranno depositate nelle prossime settimane. Solo allora si chiarirà in che modo il Tribunale della libertà ha superato i rilievi difensivi relativi al cosiddetto “canale affaristico” tra Liseno e la famiglia Piarulli di Cerignola, ritenuta ai vertici della mafia foggiana.
In particolare, resta da approfondire lo iato temporale tra i contatti recenti con i Piarulli e le condotte originarie contestate alla “banda Liseno”, comprese le operazioni di riciclaggio nei cantieri del resort. Un nodo, questo, che potrebbe rivelarsi cruciale anche in vista di un eventuale processo.

