Caos in Puglia, il centrodestra senza candidato: rischio figuraccia e tensioni nella coalizione
A pochi mesi dalle elezioni regionali in Puglia, previste per l’autunno 2025, la coalizione di centrodestra appare nel caos più totale. Nessun candidato ufficiale, tanti nomi ipotizzati ma nessuna decisione concreta. E soprattutto, nessuno sembra volersi esporre. Il rischio di una figuraccia, in una regione dove il centrosinistra governa saldamente da vent’anni e dove Michele Emiliano nel 2020 ha trionfato con oltre 870mila preferenze, pesa come un macigno sulle ambizioni del centrodestra locale e nazionale.
Cinque anni dopo quella sconfitta – Emiliano prese più di 140mila voti in più rispetto a Raffaele Fitto, oggi vicepresidente esecutivo della Commissione Europea – la situazione è paradossale: il centrodestra governa a Roma, ma in Puglia non riesce nemmeno a trovare un candidato da mettere in campo.
In queste settimane si sono susseguiti decine di nomi, ma nessuno ha davvero convinto. Da parlamentari come Mauro D’Attis (Forza Italia) e Marcello Gemmato (Fratelli d’Italia), ad outsider come l’imprenditore Francesco Distante, il giornalista Attilio Magistà o l’ex direttore Rai Paolo Fontana. Sul fronte degli amministratori locali, sono circolati i nomi dei sindaci Pippi Mellone (Nardò), Angelo Annese (Monopoli) e persino Cosimo Cannito (Barletta), che ha però già smentito pubblicamente qualsiasi coinvolgimento.
Il problema, però, è più profondo di una semplice mancanza di candidature: c’è un clima di scoraggiamento generale nei ranghi pugliesi del centrodestra. Molti consiglieri regionali e comunali, oltre a militanti storici, ammettono che manca un progetto politico serio, una linea condivisa, una leadership chiara. Non si tratta solo di scegliere un nome: manca una visione.
La sensazione, sempre più diffusa, è che nessuno voglia “bruciarsi” in una competizione che si preannuncia durissima. Emiliano non sarà della partita, ma il centrosinistra si presenta comunque compatto e con un’eredità amministrativa consolidata. Al contrario, il centrodestra si muove in ordine sparso, con partiti che spingono ciascuno il proprio nome e senza una vera regia nazionale.
A Roma la questione è tutt’altro che secondaria. Una débâcle in Puglia, regione simbolica del Sud, potrebbe avere un impatto anche sugli equilibri interni alla coalizione. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia si giocano una partita importante in vista del 2026, e l’incapacità di esprimere un candidato competitivo in una delle regioni più popolose d’Italia rischia di aprire fratture difficili da ricomporre.
Ora, la domanda è semplice: che cosa deciderà la coalizione a Roma? Arriverà un nome calato dall’alto, magari un tecnico o una figura “civica” fuori dagli schemi? Oppure si cercherà un compromesso tra le segreterie regionali dei partiti, col rischio però di arrivare ancora più spaccati al voto?
Il tempo stringe, e il 20 settembre 2025 – data simbolica del voto di cinque anni fa – è già passato senza una candidatura ufficiale. La coalizione deve decidere, e in fretta. Perché in politica, il vuoto si riempie sempre. Ma non sempre con ciò che si desidera.

