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Foggia:Tentata estorsione mafiosa al presidente del Calcio 1920,ombre inquietanti sul calcio e sulla legalità


Un nuovo capitolo buio si abbatte sul panorama calcistico e giudiziario della Puglia. La Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari ha formalmente chiesto il rinvio a giudizio per quattro uomini ritenuti affiliati alla criminalità organizzata foggiana. Le accuse, gravi e allarmanti, parlano di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni del presidente del Foggia Calcio 1920, Nicola Canonico, imprenditore edile barese.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’obiettivo era costringere Canonico a dimettersi dalla guida della società sportiva, obbligandolo a cederne il controllo. Un atto di intimidazione che, se confermato, rappresenterebbe non solo un tentativo di condizionamento mafioso nei confronti di un imprenditore, ma anche una pericolosa infiltrazione nel mondo dello sport, terreno sempre più vulnerabile alle pressioni criminali.
Le accuse
I quattro indagati – Marco Lombardi (49 anni), Massimiliano Russo (50), Fabio Delli Carri e Danilo Mustaccioli (entrambi 48) – sono attualmente detenuti in carcere, arrestati lo scorso 19 maggio dalla Squadra Mobile. Rispondono, a vario titolo, di:
Tentata estorsione aggravata dalla mafiosità
Detenzione e porto illegale di esplosivo
Danneggiamento aggravato
Gli atti intimidatori documentati sono cinque, e mostrano una regia criminale ben organizzata: ordigni esplosivi, colpi di fucile e incendi usati come strumenti di pressione. Vittime di questi avvertimenti non sono stati solo dirigenti della società calcistica, ma anche un ex capitano del Foggia e un capo tifoso, a dimostrazione di un clima di intimidazione diffuso e ramificato.
Una città ostaggio della criminalità
L’udienza preliminare è fissata per il 25 novembre davanti al GUP Giuseppe Battista. A sostenere l’accusa sarà il PM Bruna Manganelli. Tuttavia, al di là degli sviluppi processuali, ciò che emerge con preoccupazione è la penetrazione delle logiche mafiose nel tessuto sportivo e imprenditoriale foggiano.
Il caso evidenzia la persistente fragilità del territorio di Foggia, da tempo sotto la lente dell’antimafia per la presenza di gruppi criminali aggressivi, meno conosciuti rispetto ad altre mafie storiche, ma non meno pericolosi. La cosiddetta “quarta mafia”, come è stata definita, si conferma ancora una volta capace di agire con metodi violenti e sistematici, mirando a piegare chiunque ostacoli i suoi interessi, anche in settori insospettabili come lo sport.
Le implicazioni
L’intimidazione ai danni di Canonico non è un semplice fatto di cronaca nera. È un attacco al cuore della legalità, un segnale d’allarme che chiama in causa istituzioni, tifoseria, imprenditoria e opinione pubblica. Il calcio, passione popolare e patrimonio sociale, non può e non deve diventare ostaggio della criminalità.
Se le accuse saranno confermate, ci troveremo di fronte a un gravissimo tentativo di alterare il corso democratico e imprenditoriale di una società sportiva attraverso la paura, con il rischio di innescare un clima di omertà e rassegnazione.
Conclusioni
Il processo che si aprirà a novembre dovrà fare piena luce su quanto accaduto. Ma sin d’ora è chiaro che la vicenda getta una luce sinistra sulla situazione di legalità a Foggia e sulle crescenti interferenze della criminalità organizzata nel mondo del calcio. È urgente che le istituzioni e le forze sane del territorio reagiscano con fermezza, perché nessuna società, sportiva o meno, dovrebbe mai essere costretta a scegliere tra la paura e la libertà.

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