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Bari:Tentativo fallito di reintrodurre la “liquidazione” ai consiglieri regionali pugliesi “respinto all’unanimità l’emendamento di Scalera”


È naufragato sul nascere il blitz per il ripristino della “liquidazione” ai consiglieri regionali pugliesi, tentato nell’ultima seduta utile della legislatura. Un emendamento, composto da appena quattro parole, presentato dal consigliere Paolo Scalera (Centro Democratico), mirava ad abrogare l’articolo 2 della legge regionale n. 34 del 2012 — quella che, sotto la presidenza Vendola, aveva abolito l’assegno di fine mandato per gli eletti alla Regione.
Il tentativo, però, è stato stoppato con decisione: l’aula ha respinto l’emendamento con 35 voti contrari su 35 votanti. Unanimemente. Persino lo stesso Scalera, autore della proposta, ha votato contro. A complicare ulteriormente le cose, è stato impedito il ricorso al voto segreto, che avrebbe potuto cambiare gli equilibri in aula. “Se c’è la richiesta di voto segreto io chiedo di abbandonare l’aula”, aveva dichiarato con fermezza il consigliere civico Antonio Tutolo. A rincarare la dose ci ha pensato Antonella Laricchia (M5S), chiedendo la decadenza dell’emendamento per l’assenza del referto di spesa.

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Il contenuto della proposta era tutt’altro che irrilevante: se approvata, avrebbe garantito ai consiglieri un mese di “liquidazione” per ogni anno di mandato, traducendosi in una buonuscita media attorno ai 50.000 euro per ciascun consigliere. Un trattamento in linea con quanto previsto in altre regioni italiane, secondo i due proponenti, che hanno giustificato l’iniziativa come un tentativo di “uniformare la norma al quadro nazionale di riferimento”. Va ricordato, infatti, che la Puglia è l’unica Regione italiana dove da 13 anni non esiste più il trattamento di fine mandato per i consiglieri regionali.
Tuttavia, a legislatura ormai conclusa, Scalera ha chiarito le sue reali intenzioni: “Ho presentato l’emendamento come forma di provocazione”, ha dichiarato ai cronisti. L’obiettivo? “Stanare il centrosinistra”, accusato di aver più volte, nel corso degli ultimi cinque anni, tentato di reintrodurre il trattamento abolito nel 2012.
Il caso ha suscitato reazioni immediate sia dentro che fuori dall’aula, mettendo ancora una volta sotto i riflettori la distanza percepita tra le esigenze dei cittadini e le prerogative della politica. Il tentativo — seppur abortito — potrebbe lasciare strascichi anche in campagna elettorale, dove trasparenza e privilegi saranno con ogni probabilità temi caldi.
In conclusione, il messaggio lanciato dall’aula è stato chiaro e trasversale: nessun ritorno al passato, almeno per ora. Ma il dibattito resta aperto, tra provocazioni politiche e questioni di equità istituzional

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