Bari:Arpal, boom di domande per i concorsi 14mila candidati ma restano le polemiche sul bando per il Contact center
Bari, 18 settembre 2025 — Oltre 14mila domande di partecipazione per i tre concorsi pubblici banditi da Arpal Puglia per le categorie C e D: è il dato emerso ieri durante la riunione della Sesta commissione consiliare del Consiglio regionale, convocata per fare il punto sulla vertenza dei formatori storici e sull’annoso bando per 20 posti da addetto al Contact center, pubblicato venerdì scorso, che ha sollevato critiche da più fronti.
Il dato sulla massiccia partecipazione ai concorsi testimonia l’enorme richiesta di lavoro stabile nel settore pubblico. Tuttavia, non basta a placare le tensioni che si concentrano proprio sul bando del Contact center, accusato di non garantire abbastanza i lavoratori storici del settore.
Il bando sotto accusa
Il bando prevede, tra i requisiti di accesso, tre anni di esperienza nelle politiche attive del lavoro e assegna un punto per ogni anno di servizio, fino a un massimo di 10 punti. Una previsione che, secondo i sindacati e alcuni esponenti della maggioranza di centrosinistra, va oltre quanto indicato dal parere dell’Avvocatura regionale. Quest’ultima, infatti, suggeriva due limiti precisi: valutare al massimo cinque anni di esperienza e considerare solo i servizi svolti presso amministrazioni pubbliche, escludendo quelli nel settore privato.
Secondo le sigle sindacali, invece, il requisito di accesso avrebbe dovuto essere fissato a otto anni di esperienza, una proposta che è stata poi ridimensionata a tre. Nonostante questo ammorbidimento, la platea dei formatori storici continua a sentirsi esclusa o comunque penalizzata da un impianto che, seppur formalmente aperto, resta selettivo.
Il nodo della prova scritta
A creare ulteriore tensione è l’obbligo di sostenere una prova scritta con punteggio minimo di 21/30 per poter accedere alla fase di valutazione dei titoli. Una condizione che, secondo i formatori storici, vanifica l’esperienza maturata negli anni e rischia di tagliar fuori proprio i lavoratori che hanno garantito il funzionamento dei servizi per l’impiego durante le fasi più delicate degli ultimi anni, dalla crisi economica alla pandemia.
In una nota ufficiale, i formatori hanno chiesto ad Arpal di modificare il bando, definendolo “fortemente penalizzante”. Una posizione ribadita anche in audizione dalla consigliera regionale Lucia Parchitelli (Pd), che ha espresso preoccupazione per l’impostazione della selezione: “Non possiamo ignorare il contributo che queste persone hanno dato al sistema pubblico del lavoro. Serve una maggiore tutela”, ha dichiarato.
Uno scontro politico e sindacale
La questione è diventata rapidamente anche un caso politico, con diversi esponenti del centrosinistra che chiedono una revisione del bando per garantire un accesso più equo e “meritocratico” per chi ha già maturato lunga esperienza nel settore, spesso con contratti precari o esternalizzati.
Allo stesso tempo, l’enorme numero di domande dimostra quanto i posti nella pubblica amministrazione restino fortemente attrattivi, anche a fronte di requisiti stringenti e selezioni complesse. Tuttavia, il rischio è che un’occasione di stabilizzazione per molti si trasformi in una nuova frattura tra lavoratori precari e amministrazione, con conseguenze non solo occupazionali ma anche politiche.
In sintesi, Arpal si trova di fronte a un bivio: da un lato, l’esigenza di portare avanti concorsi trasparenti e aperti; dall’altro, la pressione politica e sindacale per riconoscere e valorizzare il lavoro pregresso di chi da anni sostiene, spesso nell’ombra, il sistema dei servizi per l’impiego pugliesi.

