Acquaviva delle Fonti(BA): Criminalità e assalti ai bancomat una strategia a scacchiera tra Foggiano e Barese
Ancora un’esplosione nella notte: nel mirino la filiale UniCredit di Acquaviva delle Fonti. È allarme sicurezza nel Sud Barese.
I bancomat continuano a rappresentare una facile “cassa veloce” per la criminalità organizzata. Lo avevamo già denunciato nei nostri precedenti articoli: gli sportelli automatici sono diventati il bersaglio privilegiato di bande esperte e ben organizzate, capaci di agire in pochi minuti e con estrema violenza.
Questa volta è toccato al Barese. Nella notte tra giovedì e venerdì 19 settembre, intorno alle 3:00, un boato ha squarciato il silenzio di via Maria Scalera ad Acquaviva delle Fonti, svegliando di soprassalto i residenti. L’esplosione ha distrutto lo sportello bancomat della filiale UniCredit, presa di mira da una banda che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe usato la tecnica della “marmotta”, già tristemente nota alle forze dell’ordine.
Una tecnica ormai collaudata
L’attacco ha seguito uno schema purtroppo ormai ricorrente: esplosivo inserito nel bancomat, detonazione controllata e fuga rapida. I malviventi sarebbero arrivati a bordo di un SUV nero, probabilmente rubato, e si sarebbero dileguati pochi istanti dopo l’assalto, con il bottino ancora in fase di quantificazione. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri e il personale della Scientifica, che hanno avviato le indagini. Fondamentali saranno le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona.
Un trend inquietante: colpi a catena con logica “territoriale”
L’attacco di Acquaviva segue di pochi giorni una serie di assalti avvenuti nel Foggiano, segno evidente che la criminalità non si muove più in modo casuale, ma secondo una vera e propria “logica territoriale”, con azioni a rotazione tra province. È come se si stesse giocando una partita a scacchi, dove i pezzi si muovono tra le maglie larghe della sicurezza, approfittando di carenze strutturali, ritardi nei controlli e una rete di protezione criminale ben radicata.
Banche nel mirino: come difendersi?
Di fronte a questa escalation, ci si interroga su come arginare il fenomeno. Alcuni istituti di credito hanno già adottato contromisure drastiche: bancomat “a secco” dopo le 21, limitando la disponibilità di contante nelle ore notturne. Altri stanno valutando la rimozione totale degli sportelli in aree isolate o poco sorvegliate. Ma sono soluzioni efficaci o semplicemente dei “cerotti” temporanei?
Limitare l’accesso al contante può scoraggiare i ladri, ma penalizza anche gli utenti onesti. Inoltre, il rischio è che la criminalità si adatti rapidamente e trovi nuovi obiettivi, spostando il problema più che risolverlo.
Un problema di sicurezza pubblica
Oltre al danno economico, c’è un problema ben più ampio: la percezione di insicurezza tra i cittadini. Le esplosioni nel cuore della notte, in pieno centro abitato, generano panico, rabbia e senso di abbandono. A pagarne le conseguenze sono i residenti, i commercianti, e le comunità locali, sempre più esposte e sempre meno tutelate.
Servono risposte concrete
Serve una risposta concreta e coordinata da parte delle istituzioni: più prevenzione, più sorveglianza attiva, investimenti in tecnologia, intelligence e controllo del territorio. Le banche da sole non possono contrastare un fenomeno che è ormai sistemico e organizzato.
Finché non verrà interrotta la catena di impunità che alimenta questi atti, i bancomat resteranno obiettivi fragili e la criminalità continuerà a usarli come bancomat personali, in un Sud sempre più vulnerabile e arrendevole.
Cosa ci aspetta? Che spariscano i bancomat o che lo Stato torni a presidiare seriamente i territori? Vedremo. Nel frattempo, la prossima esplosione potrebbe essere già in calendario.

