Foggia:Città Ferita dalla criminalità dopo furti d’auto, rapine e bombe ai bancomat, ora anche strumenti musicali rubati ai musicisti di “Mònde”
Foggia continua a essere teatro di una criminalità diffusa e spavalda, capace di colpire ovunque e chiunque, anche nel cuore della cultura. Tra furti d’auto, rapine, intimidazioni con esplosivi e assalti ai bancomat, si aggiunge un nuovo capitolo a un copione che sembra non voler cambiare: il furto di strumenti musicali. È accaduto tra l’una e le due della notte di sabato 13 settembre, al termine di un concerto carico di significato, dedicato alla memoria del cantautore popolare Matteo Salvatore.
Dopo l’esibizione di Paolo Sassanelli e del gruppo Rione Junno, tenutasi nell’Auditorium Santa Chiara nell’ambito del festival “Mònde – Festa del Cinema dei Cammini”, ignoti hanno forzato l’auto del gruppo musicale di Monte Sant’Angelo, parcheggiata in Largo Santa Chiara, e rubato due chitarre e altre apparecchiature musicali.
Un gesto che ha immediatamente colpito l’anima dell’evento, già di per sé carico di simbolismo e memoria. Il concerto si era chiuso con “Foggia”, brano scritto da Eugenio Bennato proprio per raccontare la complessità del capoluogo dauno. Un omaggio diventato, ironicamente e tragicamente, una nuova conferma della difficile realtà foggiana.
«È un rammarico profondo – ha dichiarato Luciano Toriello, direttore artistico del festival – dover prendere atto che la rapacità di qualche balordo sfregi un evento culturale costruito anche sulla volontà di essere e mostrare di essere altro dalla cronaca. Rubare gli strumenti ad un musicista equivale a privarlo della parola, della capacità e possibilità di esprimersi, di raccontare, di emozionare».
Parole dure, amare, che fanno emergere non solo l’indignazione per l’accaduto, ma anche il senso di impotenza di fronte a un territorio in cui la cultura e la bellezza vengono sistematicamente ferite. «Gli appelli di maniera alla restituzione del maltolto non sono la risposta e non consolano», ha aggiunto Toriello, sottolineando però che «lo scoramento di oggi non avrà come effetto la resa».
Un messaggio di resistenza, ma anche un grido d’allarme. Perché se neppure la musica, la memoria e la bellezza riescono a restare intatte, se persino una serata dedicata alla cultura viene violata dalla criminalità, allora è evidente che serve una risposta forte, concreta, corale. Non solo dalle forze dell’ordine, ma anche dalla politica, dalle istituzioni e dalla società civile.
Foggia merita di più. Merita rispetto. Merita giustizia. E, soprattutto, merita sicurezza.

