Puglia: Due pesi e due misure sulle candidature il monito di Stefanazzi al centrosinistra
Nel pieno delle trattative e dei posizionamenti per le prossime elezioni regionali, nel centrosinistra esplode una questione che rischia di incrinare la fiducia reciproca all’interno della coalizione: quella dei criteri di candidabilità. A sollevare con forza il tema è Domenico De Santis Stefanazzi, che lancia un monito chiaro e diretto: «Credo sia giunto il momento che la coalizione definisca criteri oggettivi e non soggettivi di candidabilità».
Parole che pesano, soprattutto in un momento in cui la figura di Alessandro Delli Noci, attuale assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, è finita sotto i riflettori a causa di alcune pendenze giudiziarie. Ma Stefanazzi invita a riflettere sul precedente recente: sia lui stesso sia Antonio Decaro, oggi ex sindaco di Bari e figura centrale nel centrosinistra pugliese, hanno avuto la possibilità di candidarsi quando le loro vicende giudiziarie erano in fase ben più avanzata. In entrambi i casi, come ricorda Stefanazzi, «la nostra comunità politica diede il via libera alle nostre rispettive candidature, anche dopo un consulto con i legali che seguivano quelle vicende».
E allora, perché oggi si cambia metodo? Perché due pesi e due misure?
Il rischio che Stefanazzi denuncia è chiaro: modificare i criteri di candidabilità sulla base di valutazioni soggettive, magari per convenienze del momento, mina la coerenza e la credibilità del progetto politico. «Cambiare radicalmente metodo e sottrarsi al confronto su questi aspetti – incalza – vuol dire non fidarsi più delle persone che fanno parte di quella comunità».
Una comunità politica, quella del centrosinistra pugliese, che negli ultimi anni ha fatto della compattezza e del dialogo interno uno dei suoi punti di forza. Ma oggi, tra l’incertezza sul nome del candidato e le tensioni tra le diverse anime della coalizione, sembra sempre più necessario ridefinire regole chiare e condivise.
Il caso Delli Noci, dunque, diventa il simbolo di un problema più ampio: quello dell’equità nei processi decisionali. Se il centrosinistra vuole arrivare unito e credibile all’appuntamento elettorale, non può permettersi ambiguità né favoritismi. Serve un metodo trasparente, che valga per tutti.
Perché, come sottolinea Stefanazzi, la fiducia è il primo collante di una comunità politica. E senza fiducia, anche la migliore delle alleanze rischia di franare

