Roma: Centrodestra in stallo vertice a Palazzo Chigi si chiude senza decisioni sulle regionali
Roma, 10 settembre 2025 – Ancora una fumata grigia per la coalizione di centrodestra. Il vertice di maggioranza tenutosi ieri pomeriggio a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi si è chiuso senza alcuna decisione concreta, in particolare sulla delicata questione delle candidature regionali. Come si dice in gergo politico, “un nulla di fatto sulla partita delle regionali”.
L’incontro, atteso da giorni,convocato per sciogliere i nodi su alcune regioni del nord e due regioni del sud ,La riunione è stata interrotta bruscamente dall’improvviso coinvolgimento della premier Meloni in una call internazionale di emergenza, convocata in seguito all’abbattimento di droni russi in territorio polacco. Alla videoconferenza hanno partecipato anche il premier polacco Donald Tusk, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il segretario generale della NATO Mark Rutte.
Questa parentesi internazionale ha di fatto sospeso i lavori e rinviato le decisioni che il centrodestra avrebbe dovuto prendere per presentarsi compatto alle prossime elezioni regionali. Al momento, nessun accordo è stato raggiunto sui nomi per le presidenze di Veneto, Puglia e Campania, con tensioni sotterranee e divergenze tra le componenti della coalizione che sembrano più vive che mai.
L’unico dossier che ha registrato un timido avanzamento è quello dell’autonomia differenziata, tema caro alla Lega, ma anche qui non si registrano svolte definitive.
Secondo fonti interne alla coalizione, uno dei principali ostacoli è la ricerca di un nome condiviso per la Puglia, regione chiave nel prossimo appuntamento elettorale. Da indiscrezioni raccolte, ci sarebbe un profilo “di peso” che potrebbe rappresentare il compromesso tra le diverse anime del centrodestra: una figura ben radicata nel territorio, con solida esperienza nei rapporti politici e, dettaglio non irrilevante, una buona conoscenza anche dei meccanismi della sinistra. Una carta che la coalizione non vuole “bruciare” troppo presto, forse in attesa di definire meglio gli equilibri interni.
Resta dunque il rebus delle candidature, mentre il tempo stringe e l’opposizione osserva, pronta ad approfittare di ogni incertezza. Il vertice è aggiornato, ma il rischio è che l’immobilismo logori la credibilità di una maggioranza che, finora, ha fatto della compattezza uno dei suoi punti di forza.
Vedremo se nei prossimi giorni arriverà quella svolta che, per ora, appare ancora lontana.

