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Youfoggiasport: Un’Italia da pazzi tra errori, emozioni e polemiche, batte Israele 5-4 e resta in corsa per i Mondiali



Un’Italia folle, instabile, vibrante. Come l’ha definita con onestà brutale il suo commissario tecnico Rino Gattuso: “Un’Italia da pazzi”. E non potrebbe esserci descrizione più sincera dopo il rocambolesco 5-4 contro Israele sul campo neutro di Debrecen, nella seconda partita del girone di qualificazione ai Mondiali.
Una vittoria piena di brividi, ottenuta al 91’, dopo essere andati sotto due volte, aver segnato cinque gol, concesso due autogol, e rischiato di compromettere tutto a pochi minuti dalla fine. La serata ungherese lascia in dote solo i tre punti — fondamentali, visto che un pareggio avrebbe messo a repentaglio anche lo spareggio — ma molte ombre sul piano del gioco e, soprattutto, sulla tenuta mentale e difensiva di una Nazionale ancora in pieno cantiere.
Una partita che sembra un film
La cornice non era delle più semplici. Si giocava a Debrecen, porte quasi chiuse — appena 2.000 spettatori — ma con un carico emotivo enorme: lutto al braccio per Israele dopo il recente attentato a Gerusalemme, tribuna con superstiti della strage di Majdal Shams e lo striscione con i volti degli ostaggi del 7 ottobre. Tensione palpabile anche sugli spalti, dove alcuni ultras italiani hanno voltato le spalle durante l’inno israeliano, riproponendo le polemiche già viste a Udine un anno fa.
Sul campo, invece, è Israele a partire fortissimo. Gli azzurri, schierati con la coppia Kean-Retegui in attacco e una linea più coperta a centrocampo, faticano fin da subito. Dopo un gol annullato a Israele per fallo su Donnarumma e un possibile rigore non concesso, al 16’ arriva il meritato vantaggio israeliano: uno-due sulla destra, cross basso e autogol sfortunato di Locatelli.
La reazione italiana è più rabbiosa che ordinata. Si accende Kean, che prima spreca da due passi e poi al 40’ trova il pari su assist di Retegui, con una zampata da vero centravanti. Ma la ripresa è un’altalena impazzita.
Gol a raffica e difese da incubo
Israele torna avanti al 52’ con Dor Peretz dopo una bella iniziativa di Solomon, ma due minuti dopo Kean pareggia con un bolide da fuori. Poi è Politano, su assist geniale di tacco di Retegui, a firmare il 3-2. Sembra la svolta, ma Israele non molla: attacca con coraggio, sfiora più volte il pareggio, costringe Donnarumma a una serata di straordinari.
Quando Raspadori firma il 4-2 su azione Tonali-Frattesi-Cambiaso, pare fatta. Ma l’Italia, inspiegabilmente, si spegne. Bastoni devia nella propria porta il 4-3 al 87’, e due minuti dopo ancora Dor Peretz svetta di testa su calcio piazzato per il clamoroso 4-4.
È il tracollo? No, perché al 91’ Tonali, su un cross apparentemente innocuo, trova il jolly della serata: la difesa israeliana si dimentica di marcare e la palla s’infila sotto l’incrocio per il definitivo 5-4.
Una vittoria che lascia dubbi
“Abbiamo vinto, ma così non si va lontano”, ha ammesso Gattuso a fine partita. E ha ragione. L’Italia vista a Debrecen è una squadra fragile, con troppe pause e disattenzioni, incapace di mantenere un minimo di equilibrio, pur con un attacco brillante. I due autogol, le marcature molli, le transizioni difensive da incubo: segnali preoccupanti, soprattutto pensando al ritorno contro Israele a Udine, il 14 ottobre, già segnato da forti polemiche e richieste di rinvio.
Cosa funziona e cosa no
I migliori? Moise Kean, autore di una doppietta e sempre nel vivo dell’azione, e Sandro Tonali, decisivo nel momento più critico. Bene anche Retegui, generoso e intelligente, e Politano, freddo nel finalizzare.
I peggiori? La linea difensiva nel suo insieme: troppo lenta, troppo passiva. Male Bastoni, disastroso sull’autorete. Locatelli, pur sfortunato, è apparso spaesato. Donnarumma, pur protagonista di grandi interventi, continua a trasmettere insicurezza su uscite e gestione della palla.
L’Italia resta aggrappata
Il bilancio, alla fine, dice: tre punti, nove gol segnati in due partite, ma anche sei subiti. Il secondo posto resta possibile, e lo spareggio è ancora nel mirino. Ma servirà molto di più — sul piano mentale, tattico e soprattutto difensivo — per arrivare al traguardo mondiale.
Un’Italia da pazzi, sì. Ma per adesso, ancora viva.

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