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Processo “Mari e Monti”: tutto rinviato al 19 settembre. Slittano le discussioni e le richieste di rito abbreviato

Tutto rinviato al prossimo 19 settembre: è quanto deciso oggi nel corso dell’udienza preliminare del processo “Mari e Monti”, che vede imputati presunti affiliati e fiancheggiatori del clan Li Bergolis-Miucci, noto sodalizio mafioso attivo nella zona del Gargano e in particolare a Monte Sant’Angelo.
L’udienza, svoltasi dinanzi al GUP del Tribunale di Bari, è stata aggiornata per consentire alle difese di esaminare nuova documentazione depositata dalla Procura, relativa ad accertamenti condotti su alcuni telefoni cellulari sequestrati nel corso delle indagini. Si tratta di materiale ritenuto rilevante per la posizione di diversi imputati. Alla luce del deposito, gli avvocati hanno richiesto i termini a difesa, determinando così il rinvio dell’udienza.
Saltano, per il momento, le discussioni e le richieste di riti alternativi, in particolare i riti abbreviati, cui diversi imputati sembrano intenzionati ad accedere per ottenere una riduzione della pena in caso di condanna. Tutto rimandato, dunque, a settembre, quando il quadro processuale sarà più definito.
Ammesse tutte le costituzioni di parte civile
Nel corso dell’udienza odierna, i giudici hanno ammesso tutte le costituzioni di parte civile, un passaggio importante nel procedimento. Tra le parti civili figurano i Comuni di Monte Sant’Angelo, Mattinata, Vieste e Manfredonia, territori da anni segnati dalla presenza criminale del clan montanaro, e la Regione Puglia, in rappresentanza degli interessi collettivi lesi dalle attività del sodalizio mafioso.
Accolte anche le istanze di privati cittadini e imprese (tra cui diverse società danneggiate), nonché quelle della FAI – Federazione Antiracket Italiana e dell’associazione “Giovanni Panunzio”, storica realtà antimafia foggiana intitolata all’imprenditore ucciso nel 1992 per aver denunciato il racket.
Prossimi sviluppi
L’inchiesta “Mari e Monti” ha portato a decine di misure cautelari e ha ricostruito, attraverso intercettazioni e indagini patrimoniali, l’operatività criminale del clan Li Bergolis-Miucci, ritenuto responsabile di una lunga serie di reati: estorsioni, danneggiamenti, traffico di droga e armi, tentati omicidi e legami con altre consorterie mafiose della provincia di Foggia.
Il 19 settembre, in aula, si entrerà nel vivo della fase preliminare con l’avvio delle richieste di riti alternativi e l’eventuale rinvio a giudizio per coloro che sceglieranno di affrontare il processo ordinario. Solo allora si delineerà con chiarezza il percorso giudiziario di una delle più importanti inchieste antimafia degli ultimi anni sul Gargano.
Nel frattempo, il territorio resta in attesa, tra speranza e timore: la speranza che si faccia giustizia, il timore che la rete criminale sia più radicata di quanto emerga dalle aule di tribunale.

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