Puglia:Caos nel PD “Laforgia scaricato senza saperlo “Sembra che si stia nominando un Papa”
Sembra l’elezione di un Papa”: caos nella sinistra pugliese, Laforgia scaricato e la politica regionale affonda tra personalismi e scandali
BARI – L’avvocato penalista e consigliere comunale Michele Laforgia ha denunciato pubblicamente di essere stato indicato come candidato a sua insaputa, in una corsa alle regionali che sembra sempre più un teatrino autoreferenziale. “Mi hanno votato 33mila baresi, io manterrò i miei impegni”, ha dichiarato, sottolineando l’assurdità della situazione. La sua ironia amara – “sembra l’elezione di un Papa” – riassume bene il clima surreale e opaco che si respira in questi giorni nel centrosinistra pugliese.
La Puglia politica, oggi, è un labirinto di giochi di potere, indagini giudiziarie e alleanze opache. Un partito, quello democratico, travolto da inchieste su sanità, appalti, smaltimento rifiuti e sull’uso disinvolto di consulenze e incarichi. Uno scenario che ricorda più il “manuale Cencelli” che un progetto serio per il futuro della regione.
Perché accade tutto questo proprio ora?
Perché la sinistra pugliese è in piena crisi identitaria. I nomi si fanno e si disfano nelle stanze dei bottoni, spesso senza consultare né la base né i diretti interessati. Il caso Laforgia è emblematico: un uomo che ha ottenuto decine di migliaia di voti, bypassato da logiche di vertice e da giochi interni. Una mancanza di rispetto verso gli elettori, ma anche un segnale evidente del deterioramento della democrazia interna ai partiti.
Decaro e il “silenzio strategico”
In questo scenario di tensioni e veleni, il sindaco uscente di Bari, Antonio Decaro, sembra giocare a fare il “prezioso”. Evita dichiarazioni nette, si muove nell’ambiguità. Ma anche lui è parte del problema. Il suo silenzio non è neutrale, ma funzionale a una strategia politica che punta a logorare gli avversari interni e guadagnare terreno, lasciando però la città e la regione in uno stato di paralisi decisionale.
La questione morale (dimenticata)
Laforgia, da avvocato e garantista, conosce bene le regole del diritto, ma è anche uno dei pochi a parlare apertamente di trasparenza e correttezza, in un contesto dove i valori sembrano ormai sacrificati sull’altare del tornaconto personale. Il suo allontanamento è il segno che, oggi, chi prova a parlare chiaro viene escluso. Non perché sbaglia, ma perché non si piega.
Una regione “incasinata”
La Puglia è oggi una regione senza guida chiara, in balia di interessi divergenti. Tra le inchieste giudiziarie, gli scontri tra correnti, la disaffezione degli elettori e l’autoreferenzialità della classe dirigente, il centrosinistra pugliese rischia l’implosione. E chi dovrebbe rappresentare il cambiamento, come Laforgia, viene trattato come un fastidio.
Una politica che ha perso il contatto con la realtà
Il caso Laforgia non è solo una questione di nomi. È il simbolo di una politica che ha smarrito la rotta, che continua a parlare di rinnovamento mentre si chiude sempre più nei suoi circoli elitari, dimenticando le periferie, i cittadini, i problemi reali.
Se l’elezione di un candidato sembra ormai “l’elezione di un Papa”, allora forse il vero miracolo sarebbe una politica normale, trasparente, partecipata e responsabile. Ma in Puglia, oggi, quel miracolo appare molto lontano.

