CRONACA | ASSUNZIONI SANITASERVICE: OMBRE, LEGAMI AMBIGUI E DUBBI SULLE PROCEDURE
Un polverone destinato ad alzarsi ancora a lungo sta investendo Sanitaservice, la società in house che gestisce i servizi sanitari ausiliari in diverse province pugliesi. Le recenti assunzioni effettuate dall’ente stanno attirando l’attenzione della magistratura, dei media e della pubblica opinione per presunte irregolarità,ripetiamo presunte,legate ai legami familiari degli assunti con noti esponenti della criminalità organizzata.
IL CASO FRANCAVILLA: UNA VICENDA EMBLEMATICA
Tra i nomi finiti sotto la lente d’ingrandimento spicca quello di Leonarda “Dina” Francavilla, 43 anni. Non un nome qualsiasi. Dina è sorella dei boss Antonello ed Emiliano Francavilla, moglie di Mario “Marittil Malavita” Lanza e suocera di Antonio Salvatore detto “Lascia Lascia”, tutti legati ai vertici del clan mafioso Sinesi-Francavilla, egemone nella zona di Foggia.
Ma ciò che rende il caso ancora più controverso è che la stessa Dina Francavilla ha già scontato una condanna a cinque anni per estorsione, in seguito all’operazione “Rodolfo”, che aveva portato alla luce un sistema di “stipendi fantasma” pagati ad affiliati e fiancheggiatori dei clan. La donna, secondo le carte giudiziarie, percepiva uno stipendio da un imprenditore pur senza lavorare.
Nonostante questo passato, Francavilla era stata destinata ad una postazione del 118 di Foggia. Tuttavia, l’assunzione non si è concretizzata per il diniego del magistrato di sorveglianza, che ha evidentemente rilevato l’inopportunità (e forse l’illegittimità) del suo reintegro in un servizio pubblico così delicato.
I LEGAMI CON IL CLAN DEI MONTANARI
La situazione si complica ulteriormente con altri nominativi attualmente in fase di verifica. Secondo indiscrezioni, tra gli assunti o candidati all’assunzione figurerebbero parenti di esponenti del clan Li Bergolis-Miucci, noto come il “clan dei montanari” di Monte Sant’Angelo. In particolare, alcune donne legate a soggetti arrestati nella maxi operazione “Mari e Monti”, svolta nel 2024 e ancora in attesa di giudizio.
Uno dei nomi che circola è quello di Raffaele Palena, detto “Strizzaridd”, 31 anni, ritenuto un fedelissimo del boss Enzo Miucci e capo di una cellula operativa a Monte Sant’Angelo. Seppur non coinvolto direttamente nell’assunzione, il suo legame con alcune delle nuove risorse assunte da Sanitaservice solleva pesanti dubbi sulla trasparenza dei criteri utilizzati.
LE DISCREPANZE E I RISCHI LEGALI
Ciò che desta maggiore sconcerto è che le normative vigenti vietano l’assunzione nella pubblica amministrazione di persone condannate o legate a organizzazioni criminali, o comunque impongono verifiche rigorose nei casi di legami familiari stretti con soggetti mafiosi, soprattutto in territori a forte densità criminale come il foggiano.
Chi ha selezionato questi profili?
Sono stati effettuati i controlli previsti dalla legge? Se così non fosse, i responsabili delle selezioni rischiano sanzioni penali e amministrative, oltre a possibili interdizioni da incarichi pubblici. La vicenda, infatti, potrebbe configurare ipotesi di reato come abuso d’ufficio o favoreggiamento.
UNO SCENARIO AMBIGUO E PREOCCUPANTE
La presenza, anche solo tentata, di soggetti o familiari diretti di esponenti mafiosi all’interno della sanità pubblica mina profondamente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e solleva interrogativi pesanti sulla capacità della pubblica amministrazione di tutelarsi da infiltrazioni e condizionamenti criminali.
Il caso Sanitaservice, oltre a rivelare gravi anomalie procedurali, mette in luce una zona grigia tra legalità formale e illegalità sostanziale, dove certi cognomi sembrano ancora aprire più porte di un curriculum. Un fatto che, in una terra martoriata dalla mafia come la Capitanata, non può essere derubricato a semplice errore di valutazione.
Nel frattempo, la magistratura starebbe già valutando i primi fascicoli per chiarire le responsabilità di quanto accaduto. Sanitaservice, dal canto suo, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali. Ma è chiaro che la vicenda non si chiuderà qui.
Trasparenza, legalità e sicurezza dei servizi pubblici non possono essere sacrificate sull’altare dell’opacità e delle “conoscenze giuste”. I cittadini meritano risposte, e soprattutto, meritano che le istituzioni si mostrino all’altezza del loro compito.
Vedremo gli sviluppi del caso. Ma i segnali, finora, non sono affatto rassicuranti.

