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Manfredonia(FG): Sotto shock incendiata l’auto dell’ex sindaco Angelo Riccardi. Un atto intimidatorio che scuote la città


Un nuovo episodio criminale riaccende i riflettori su una Capitanata sempre più ostaggio della violenza. Questa volta, nel mirino, non un bancomat né un’attività commerciale, ma una figura simbolo delle istituzioni: Angelo Riccardi, ex sindaco di Manfredonia.
È accaduto nella notte, intorno alle 3.30. Un boato, poi le fiamme. Un rogo che ha avvolto tre auto in pieno centro cittadino. Tra queste, anche la Mercedes di Angelo Riccardi, ex primo cittadino del comune sipontino, noto per il suo lungo impegno politico e istituzionale. A svegliarlo, una telefonata allarmante: “Ti hanno acceso la macchina, sta un macello”.
Quando è sceso in strada, Riccardi si è trovato davanti una scena apocalittica: tre veicoli ridotti a carcasse fumanti, completamente distrutti dalle fiamme. Oltre alla sua vettura, sono state coinvolte anche una Fiat Punto e una Citroën C3, parcheggiate nelle vicinanze.
Il gesto, ancora tutto da chiarire, ha però i contorni evidenti di un’intimidazione. Lo stesso Riccardi, in un post pubblicato poche ore dopo l’accaduto, non ha usato mezzi termini:
“Non è solo un’auto che brucia. È un segnale, un colpo inferto alla libertà e alla serenità. In quel rogo si consuma anche la fiducia, si piega la voglia di credere in una comunità capace di proteggere e difendere.”
Parole amare, intrise di delusione e rabbia, che denunciano il clima di insicurezza e violenza sempre più diffuso nella zona. La Capitanata, del resto, è tristemente nota per essere una delle aree più colpite dal crimine organizzato, con atti intimidatori che colpiscono imprenditori, amministratori, semplici cittadini.
Chi è Angelo Riccardi
Riccardi ha guidato il Comune di Manfredonia dal 2010 al 2019, anno in cui l’amministrazione fu sciolta per infiltrazioni mafiose. Figura di spicco della politica locale, è stato anche consigliere regionale, assessore provinciale e patron del Manfredonia Calcio. Più recentemente ha collaborato con la Regione Puglia, nello staff del governatore Michele Emiliano, con deleghe nel settore ambientale. Oggi è attivo nel comparto della sanità privata.
“Il silenzio è complicità”

Nel suo appello pubblico, Riccardi chiede una reazione collettiva, un sussulto di dignità da parte della cittadinanza:
“Bisogna denunciare, pretendere giustizia, chiamare tutti a reagire. Perché il silenzio è complicità e la rassegnazione è la loro vittoria”.
Parole forti, che risuonano in una città già provata da una lunga sequela di episodi criminali. Le forze dell’ordine, intanto, hanno avviato le indagini. Gli inquirenti non escludono la matrice dolosa e stanno acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona.
Una città ferita
Manfredonia è nuovamente costretta a fare i conti con la paura. Non si tratta di un semplice atto vandalico, ma di un attacco alla democrazia, alla libertà di espressione e alla sicurezza di chi ha scelto di impegnarsi nella cosa pubblica. Un segnale preoccupante, che richiede risposte forti da parte delle istituzioni e della società civile.
In Capitanata, “tutti sono avvocati”, si dice, per la frequenza con cui si è costretti a difendersi, a denunciare, a spiegare. Ma in un territorio che lotta da anni per scrollarsi di dosso l’etichetta di “terra di mafia”, non si può più tacere. Servono parole chiare, gesti concreti e un fronte comune per spezzare la catena della paura.
Il rogo dell’auto di Angelo Riccardi è l’ennesimo, gravissimo campanello d’allarme. Colpisce una persona, ma riguarda tutti. Perché nessuna comunità può dirsi davvero libera se non è in grado di proteggere chi la rappresenta, chi ci mette la faccia, chi prova – nel bene o nel male – a cambiare le cose.
Ora, il tempo del silenzio è finito.

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