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Foggia:Una situazione del genere non era mai capitata la politica pugliese tra sorprese e mancate conferme


La politica è strana, ma soprattutto non mantiene gli impegni. È questo il sentimento che serpeggia tra chi osserva con attenzione le ultime mosse sulla scena istituzionale pugliese, dove la nomina dei presidenti dei parchi nazionali dell’Alta Murgia e del Gargano ha preso una piega inaspettata.
Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha infatti espresso l’intesa con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, guidato da Gilberto Pichetto Fratin, per le nomine di Giuseppe Colucci e Vincenzo D’Errico rispettivamente alla guida dell’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia e di quello del Gargano.
La sorpresa è arrivata nel momento in cui non è stato riconfermato Raffaele Di Mauro, attuale commissario straordinario dell’Ente Parco del Gargano, figura considerato vicino al commissario Regionale di Forza Italia Mauro Dattis , che in molti davano per certo al vertice del parco. Una scelta che ha spiazzato ambienti politici e amministrativi, lasciando interrogativi sulle logiche che hanno guidato questa decisione.
Una partita tutta politica?
In queste ore si susseguono le reazioni, ma nessuna spiegazione ufficiale è ancora emersa sul perché Di Mauro sia stato escluso. Il cambio di nomi, deciso a Roma ma condiviso con la Regione, lascia pensare a un gioco politico più ampio, fatto di equilibri da rispettare, pressioni da gestire e accordi che, a quanto pare, cambiano strada facendo.
Per chi sperava nella continuità amministrativa, soprattutto in un momento in cui la tutela ambientale richiede competenze consolidate e visione strategica, questa decisione appare quanto meno discutibile. Di Mauro, nel suo ruolo di commissario, aveva avviato una serie di iniziative apprezzate anche a livello nazionale.
Eppure, il suo nome non figura tra quelli designati.
E adesso?

La domanda che molti si pongono è: cosa accadrà adesso? I nuovi presidenti si troveranno a gestire parchi di straordinaria rilevanza ambientale, culturale e turistica, in un momento delicato. Dovranno dimostrare rapidamente di avere le competenze e la sensibilità per dare continuità ai progetti avviati e affrontare le sfide della gestione del territorio.
Ma resta l’amaro in bocca per il metodo, ancora una volta calato dall’alto, che sembra ignorare il merito e le aspettative dei territori coinvolti.
Una situazione del genere, effettivamente, non era mai capitata. E forse è proprio questo l’aspetto più preoccupante: l’imprevedibilità della politica, che diventa una variabile ingestibile anche laddove dovrebbe regnare stabilità, trasparenza e rispetto degli impegni presi.
Seguiremo da vicino gli sviluppi, perché la tutela dei parchi non può permettersi di essere ostaggio di logiche politiche instabili.

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