Foggia: SanitaService e l’assunzione sospetta responsabilità, procedure e interrogativi aperti
In piena campagna elettorale per le regionali, scoppia un caso che potrebbe avere pesanti ripercussioni sul piano amministrativo, politico e giudiziario. Al centro della bufera c’è SanitaService, la società in-house dell’ASL di Foggia, finita sotto i riflettori per una serie di assunzioni avvenute tra luglio e agosto tramite l’agenzia interinale Randstad Italia S.p.A., vincitrice di un bando con un ribasso del 65%.
Tra le 100 persone assunte, spicca un nome che ha sollevato forti perplessità e indignazione: Grazia Romito, sorella di Mario Luciano Romito, noto boss della mafia garganica, ucciso nel tragico agguato di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, nel quale persero la vita anche due vittime innocenti, Aurelio e Luigi Luciani.
Secondo quanto denunciato dal sindacato USB attraverso le pagine del Corriere del Mezzogiorno, Romito è stata assunta con un contratto di tre mesi, con la qualifica di soccorritrice in supporto al servizio 118 di Mattinata. L’inserimento sarebbe avvenuto tramite società interinale, senza un apparente controllo sui nominativi o una verifica accurata del background degli assunti.
Le domande che inquietano
Emergono domande che impongono risposte chiare e urgenti:
Quali criteri sono stati utilizzati per la selezione del personale da parte della società interinale?
Chi ha autorizzato le assunzioni?
Perché non sono stati vagliati i nominativi, considerando il contesto delicato e il ruolo pubblico della SanitaService?
Chi ha firmato materialmente l’autorizzazione all’inserimento del personale?
Non è trasparente, ad oggi, come siano stati stilati gli elenchi degli assunti, né quali siano i nomi, le precedenti occupazioni e le posizioni assegnate all’interno della SanitaService. È evidente che una procedura così opaca rischia di generare perdita di fiducia da parte dell’opinione pubblica, soprattutto considerando la delicatezza del settore sanitario e l’impatto sociale di simili nomine.
Il ruolo della Regione Puglia e dell’ASL di Foggia
Un altro elemento critico riguarda il mancato avvallo da parte del Direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, Vito Montanaro, che secondo fonti giornalistiche non avrebbe approvato le assunzioni in questione. Questo dettaglio solleva l’ipotesi di un danno erariale per l’ASL di Foggia, che potrebbe aver impegnato risorse pubbliche senza le necessarie autorizzazioni formali.
In ogni assunzione pubblica devono esserci passaggi autorizzativi precisi, con firme che vanno dal Direttore Generale dell’ASL, al Responsabile del Procedimento, fino all’eventuale firma dell’Assessore alla Sanità. Se uno solo di questi passaggi è stato eluso o ignorato, si aprono profili di responsabilità gravi, sia amministrative che politiche.
Indagini in corso e intervento della Prefettura
La Prefettura, a quanto risulta, ha già avviato un procedimento formale per chiarire l’intera vicenda.
L’obiettivo è quello di accertare responsabilità su tre livelli:
Amministrativo: per verificare eventuali irregolarità nelle procedure di selezione e assunzione.
Procedurale: per accertare la correttezza dei passaggi burocratici e autorizzativi.
Politico: per comprendere se ci siano state pressioni, omissioni o scelte consapevoli volte a favorire determinati soggetti.
Impatto politico e sociale
Questa vicenda scoppia in un momento particolarmente delicato, a ridosso delle elezioni regionali. L’immagine di un servizio pubblico come SanitaService associata a scelte poco trasparenti e al possibile coinvolgimento – anche solo indiretto – di soggetti legati alla criminalità organizzata, rischia di minare profondamente la credibilità delle istituzioni locali e dei partiti coinvolti nella gestione della sanità.
Ancor più grave è l’impatto sulla memoria collettiva: parliamo infatti di una figura legata a uno degli episodi più cruenti e drammatici della mafia foggiana, con due cittadini innocenti uccisi per essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
È urgente che si faccia massima chiarezza. Le assunzioni nel settore pubblico, specie in sanità, devono essere trasparenti, meritocratiche e rigorose. L’opinione pubblica ha il diritto di sapere chi viene assunto, con quali criteri e in che ruolo. E soprattutto, ha il diritto di pretendere che le istituzioni agiscano con responsabilità e integrità, nel rispetto della legge e della memoria di chi è stato vittima della mafia.
La parola ora passa agli organi ispettivi, alla magistratura amministrativa e contabile, e alla politica, che dovrà dimostrare – con i fatti – di voler davvero spezzare ogni legame, anche solo apparente, tra istituzioni e criminalità organizzata.

