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Barletta:Agguato in pieno centro giovane gambizzato. Un messaggio della criminalità organizzata?


BARLETTA – Un agguato armato, in pieno centro e in orario di massima affluenza. È questo lo scenario che si sono trovati davanti i primi agenti della Polizia di Stato intervenuti ieri sera, 1° settembre, su Corso Garibaldi, a Barletta, a pochi passi dalla Posta centrale. Erano da poco passate le 21 quando una sparatoria ha interrotto la quiete di una serata apparentemente ordinaria. Sul selciato, un ragazzo ferito alle gambe. Poco lontano, un bossolo calibro 9×21.
La vittima è un giovane di circa 20 anni, originario di Cagnano Varano, in provincia di Foggia — territorio tristemente noto per la presenza di gruppi criminali radicati e particolarmente violenti. Il ragazzo, raggiunto da diversi colpi alle gambe, sarebbe giunto autonomamente all’ospedale “Dimiccoli” di Barletta, dove è attualmente ricoverato. Le sue condizioni sono stabili, non è in pericolo di vita.
Una scena studiata nei dettagli
Secondo i primi rilievi, gli spari sarebbero partiti dall’angolo con via Brigata Barletta, in un punto che garantisce all’aggressore una via di fuga rapida tra le vie del centro. Un’azione fulminea, pianificata, che ha lasciato sul posto un solo bossolo, repertato davanti al civico 10, proprio di fronte a un negozio di abbigliamento.
I tempi, i modi e il luogo dell’agguato — una delle arterie più frequentate della città, ancora affollata da passanti e negozianti — fanno pensare a un’azione dimostrativa. Un messaggio chiaro, lanciato non solo alla vittima, ma all’intero contesto in cui si muove.
Ipotesi investigativa: avvertimento tra gruppi criminali
Gli inquirenti seguono la pista dell’intimidazione mafiosa. In ambienti legati alla criminalità organizzata, colpire alle gambe ha un significato preciso: si vuole punire o “avvertire” un soggetto che ha superato un limite. Non si tratta di un’esecuzione, ma di un monito. Un messaggio destinato a chi, forse, sta operando attività illecite sul territorio senza il consenso delle organizzazioni locali.
È plausibile che il giovane ferito fosse coinvolto in traffici o affari criminali in autonomia, o su mandato di gruppi esterni al territorio barlettano. E proprio questo potrebbe aver causato la reazione di chi gestisce gli equilibri illeciti nella zona.
A Barletta, come in altre aree della provincia BAT, le alleanze e i confini criminali sono rigidamente controllati: ogni presenza esterna non autorizzata viene percepita come un’invasione e spesso repressa con la forza.
Chi ha autorizzato l’agguato?
Il vero nodo su cui si stanno concentrando le indagini non è solo l’identità dell’esecutore materiale, ma chi ha dato il via libera. In contesti mafiosi, un’azione del genere non avviene mai senza l’approvazione di livelli superiori. Gli investigatori stanno analizzando i movimenti della vittima, i suoi legami familiari e le sue eventuali affiliazioni, alla ricerca di un movente e di una rete di contatti.
Anche i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona sono al vaglio della Polizia, che ha istituito un presidio rafforzato nel centro cittadino nelle ore successive.
Un segnale inquietante per la città
L’agguato rappresenta un grave campanello d’allarme: la criminalità armata è tornata a colpire in pubblico, in uno dei luoghi simbolo della vita cittadina, senza timore delle forze dell’ordine o dei testimoni. Un atto che, per modalità e tempismo, richiama gli equilibri instabili e le guerre per il controllo del territorio che da anni interessano alcune aree del Sud.
Le prossime ore saranno cruciali per le indagini. Ma una cosa è certa: l’agguato di Corso Garibaldi non è un episodio isolato, né casuale. È un messaggio. Ora spetta agli investigatori decifrarlo prima che la violenza torni a esplodere.

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