AttualitàCronacaPuglia

Foggia:A venti giorni dal femminicidio di Fatimi Hayat il corpo della donna non restituito alla famiglia


Sono trascorsi ormai più di venti giorni dal tragico omicidio di Fatimi Hayat, la 46enne di origini marocchine uccisa dall’ex compagno la notte del 7 agosto, a pochi passi dalla sua abitazione a Foggia. Una vicenda che ha scosso la città e suscitato un’ondata di indignazione, ma che purtroppo non ha ancora trovato, per i familiari, il minimo conforto.
Il corpo della donna, infatti, non è ancora stato restituito alla famiglia. Nonostante il tempo trascorso, l’autopsia sul cadavere non è stata ancora eseguita, ritardando di fatto tutte le operazioni necessarie per il rientro della salma in Marocco e per l’organizzazione dei funerali. Una situazione che sta creando un crescente dolore e frustrazione tra i parenti della vittima, già segnati dal trauma della perdita.
Il ritardo nelle indagini, legato principalmente alla necessità di completare i test autoptici per accertare le cause esatte della morte e stabilire ogni dettaglio utile per il processo, sta mettendo a dura prova i familiari. La speranza di poter salutare la donna con un funerale secondo le tradizioni marocchine si scontra con la burocrazia e le difficoltà tipiche di questi casi.
Fatimi Hayat era stata uccisa in un agguato a poca distanza da casa sua, vittima dell’ennesimo atto di violenza domestica, perpetrato dall’ex compagno con cui aveva avuto una relazione travagliata. La dinamica dell’omicidio, così come il movente, sono ancora al centro delle indagini delle forze dell’ordine, che si stanno concentrando anche sulle testimonianze di chi aveva visto l’ex compagno della vittima nelle ore immediatamente precedenti al femminicidio.
La comunità marocchina di Foggia e non solo attende che giustizia sia fatta, ma nel frattempo l’attesa di una risposta da parte delle autorità competenti rende ancora più dolorosa la condizione dei familiari, che non possono nemmeno dare una degna sepoltura alla loro congiunta.
Il caso di Fatimi Hayat rappresenta ancora una volta un drammatico promemoria della violenza di genere, un fenomeno che, purtroppo, continua a mietere vittime anche nelle nostre città. La lentezza nel processo di restituzione della salma non fa che aggiungere dolore a un contesto già tragico, mettendo in luce le difficoltà legate al rispetto delle tradizioni culturali e al tempo delle indagini.
Intanto, la comunità di Foggia continua a chiedere giustizia per Fatimi, sperando che presto possa essere fatta chiarezza sulla dinamica dell’omicidio e che il corpo della donna venga restituito alla sua famiglia per l’ultimo saluto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *