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Cosa sta accadendo ai mezzi messi a disposizione dei Carabinieri per non utilizzare le pistole? Il caso Taser e i recenti decessi a Olbia e Genova


Nel giro di appena due giorni, due uomini hanno perso la vita dopo essere stati colpiti da un taser, la pistola a impulsi elettrici fornita alle forze dell’ordine come “strumento non letale” per fermare soggetti pericolosi senza ricorrere all’arma da fuoco. Gli episodi, avvenuti rispettivamente a Olbia e Genova, hanno riaperto un acceso dibattito pubblico sull’effettivo impiego di questo dispositivo e sulle sue possibili conseguenze letali.
I fatti

Sabato scorso, a Olbia, un uomo di 57 anni, Gianpaolo Demartis, è deceduto per arresto cardiaco durante il trasporto in ambulanza verso l’ospedale, dopo essere stato fermato con il taser dai carabinieri. L’intervento è avvenuto nel quartiere di Santa Mariedda, in circostanze ancora da chiarire completamente. Il giorno successivo, domenica, un altro decesso è stato registrato a Genova, in condizioni simili: un individuo colpito dalla scarica elettrica del taser ha perso la vita subito dopo l’intervento delle forze dell’ordine.
In entrambi i casi, i militari dell’Arma dei Carabinieri coinvolti sono ora indagati per omicidio colposo, come atto dovuto per poter partecipare alle indagini e agli accertamenti tecnici, accompagnati dai propri consulenti legali.
Le domande aperte
I decessi hanno sollevato interrogativi gravi e legittimi: chi è responsabile?
La colpa ricade sui militari che hanno utilizzato il taser, oppure sul dispositivo stesso e su chi lo ha progettato, costruito e fornito alle forze dell’ordine?
Le Procure di Tempio Pausania e Genova stanno esaminando ogni aspetto, incluso il corretto utilizzo delle pistole elettriche, la formazione ricevuta dai militari e le condizioni fisiche delle persone colpite. L’autopsia sul corpo di Demartis, già fissata per giovedì 21 agosto, potrebbe fornire indicazioni cruciali.
Il taser: mezzo sicuro o rischio sottovalutato?
Il taser è stato introdotto in Italia come strumento di contenimento “non letale”, concepito per ridurre la necessità di usare armi da fuoco in situazioni ad alto rischio. Produce una scarica elettrica ad alto voltaggio ma basso amperaggio, che causa una temporanea paralisi muscolare.
Tuttavia, diversi studi e casi clinici indicano che l’uso del taser può essere fatale in alcune condizioni:
Presenza di patologie cardiache o aritmie;
Assunzione di sostanze stupefacenti o alcol;
Condizioni di forte agitazione psico-fisica (nota come excited delirium);
Impatto della scarica elettrica su un organismo già stressato.
In tutti questi casi, la scarica del taser può fungere da innesco per un arresto cardiaco. Questo solleva una questione fondamentale: i dispositivi sono stati sufficientemente testati per l’uso sul campo, in situazioni imprevedibili e complesse?

Chi ha testato i taser in dotazione?

I taser in uso alle forze dell’ordine italiane sono prodotti da aziende che li promuovono come dispositivi “sicuri e controllati”, ma la sicurezza dipende da molte variabili. Le procedure di collaudo, certificazione e formazione risultano quindi centrali. Il Ministero dell’Interno ha approvato l’adozione dei taser dopo sperimentazioni limitate, ma gli episodi recenti mostrano che le condizioni reali sul campo possono differire drasticamente dai test di laboratorio.
Inoltre, il corso di formazione per l’uso del taser da parte delle forze dell’ordine, sebbene obbligatorio, potrebbe non essere sufficiente a garantire un utilizzo realmente sicuro e proporzionato in ogni situazione.
Conclusione: strumento utile o pericoloso?
L’intenzione alla base dell’introduzione del taser era nobile e razionale: dotare le forze dell’ordine di uno strumento intermedio tra il dialogo e la pistola. Tuttavia, la realtà sembra più complessa. Le due morti avvenute a Olbia e Genova non sono semplici “incidenti”, ma segnali di allarme che meritano un’indagine approfondita, sia sul piano giudiziario che politico.
Il dibattito ora è aperto: il taser è davvero un mezzo non letale, o il modo in cui viene utilizzato – o in cui è stato progettato – lo rende potenzialmente letale in certi contesti? La risposta, forse, richiederà un ripensamento non solo tecnico, ma anche etico e operativo dell’intero sistema di gestione dell’ordine pubblico.

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