Elezioni in Puglia: Tutti (si) sentono indispensabili, nessuno si sente davvero candidato
Bari, 16 agosto 2025 – Manca poco più di tre mesi alle elezioni regionali in Puglia, previste secondo legge per domenica 23 novembre, e lo scenario politico si presenta paradossale: tutti convinti di essere utili, nessuno realmente convinto di essere “quello giusto”. Una condizione di incertezza che attraversa trasversalmente tutte le principali forze politiche, in una regione che da vent’anni è amministrata dal centrosinistra.
Dal 2005 a oggi, la Puglia ha visto alternarsi due giunte guidate da Nichi Vendola e due legislature targate Michele Emiliano, che però non può ricandidarsi. Il centrosinistra si prepara dunque a voltare pagina, ma senza rompere con il passato: il nome più accreditato per la successione sembra essere Antonio Decaro, oggi parlamentare europeo eletto nelle liste del Partito Democratico e già sindaco di Bari. La sua candidatura rappresenterebbe, almeno formalmente, una continuità amministrativa, anche se è evidente che la coalizione ha bisogno di ridefinire identità e alleanze.
Decaro non ha ancora sciolto ufficialmente la riserva, e attorno a lui si muove un campo largo… ma non troppo compatto. Il rischio di frammentazioni e veti incrociati è reale, così come l’incognita della partecipazione dei movimenti civici e del M5S, attualmente più spettatori che protagonisti.
Centrodestra: il nome che non c’è (o forse sì)
Sul fronte opposto, anche il centrodestra naviga a vista. Nessun candidato ufficiale è stato ancora presentato, e le trattative tra i partiti della coalizione proseguono tra veti incrociati, pressioni territoriali e logiche di equilibrio nazionale. In un recente incontro, Antonio Tajani, presidente di Forza Italia, ha gettato una prima pietra sul campo, facendo il nome di Mauro D’Attis, brindisino, coordinatore regionale del partito. Ma lo stesso Tajani ha subito precisato: «Non diamo un diktat, possiamo presentare una rosa di nomi». Un modo per dire che la partita è tutt’altro che chiusa, e che l’accordo sarà frutto di compromessi più che di slanci visionari.
Anche nel centrodestra, insomma, ognuno sembra sentirsi indispensabile, ma nessuno si sente ancora investito davvero della candidatura, quasi che il rischio di perdere – o di governare – sia troppo alto per essere preso da solo.
Un sistema elettorale che premia la chiarezza (che manca)
A rendere il quadro ancora più interessante è la legge elettorale pugliese, che prevede:
elezione diretta del Presidente della Regione, che diventa automaticamente anche consigliere regionale, insieme al secondo classificato;
50 consiglieri regionali, di cui 27 eletti con un listino regionale e 23 su base provinciale;
un premio di maggioranza alla coalizione del Presidente eletto (da 27 a 29 seggi, a seconda della percentuale ottenuta);
voto disgiunto consentito, che apre a possibili sorprese e personalismi;
soglie di sbarramento al 4% per le liste singole e all’8% per le coalizioni.
In altre parole, il sistema premia la coalizione solida e coesa, ma allo stato attuale né il centrosinistra né il centrodestra sembrano in grado di incarnare davvero questa chiarezza. Ogni candidato sembra più il frutto di equilibri interni che di una visione politica, e l’incertezza regna sovrana.
E gli elettori?
A fare da spettatori a questo scenario fluido e opaco, sono i cittadini pugliesi. Dopo vent’anni di governo del centrosinistra, tra riforme, criticità, e una regione che ha guadagnato attenzione nazionale ma ha anche visto aumentare disuguaglianze e fratture territoriali, la domanda di cambiamento è presente, ma ancora senza una proposta credibile e definita.
Le prossime settimane saranno decisive: per le candidature, per le alleanze, per i programmi. Ma ad oggi, lo scenario pugliese somiglia a un tavolo dove tutti vogliono restare seduti, ma nessuno sembra avere le carte in mano per aprire davvero la partita.
Nel frattempo, l’orologio corre verso il 23 novembre.

