San Marco in LamisFG):Otto anni dopo la strage Don Ciotti richiama all’impegno per la verità e la giustizia
San Marco in Lamis (Foggia), 9 agosto 2025 – “La speranza ha bisogno del nostro impegno e responsabilità. Allora questa fame di giustizia e verità deve accompagnarci sempre.”
Con parole dense di significato, don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, è intervenuto questa mattina a San Marco in Lamis, in occasione dell’ottavo anniversario della strage mafiosa che, il 9 agosto 2017, sconvolse il Gargano e l’intero Paese.
Quel giorno persero la vita Luigi e Aurelio Luciani, due fratelli agricoltori del posto, uccisi brutalmente perché testimoni inconsapevoli di un agguato di mafia. L’obiettivo dei sicari era il boss Mario Luciano Romito, accompagnato dal cognato Matteo De Palma. I Luciani si trovarono lì per caso, nel momento sbagliato, pagando con la vita la sola colpa di aver visto troppo.
Don Ciotti ha ricordato le vittime, ma soprattutto ha rivolto un accorato appello alla collettività: “La vicinanza ai familiari non può esaurirsi in un momento di commozione. Deve tradursi in impegno quotidiano. Il cambiamento richiede il contributo di ciascuno di noi.”
Il suo è stato un invito forte a non lasciare che la memoria diventi rituale vuoto. La memoria, ha sottolineato, deve trasformarsi in azione concreta, in scelte coraggiose, in resistenza civile.
“La speranza non nasce da sola – ha ribadito – ha bisogno della responsabilità di ognuno, della capacità di indignarsi, ma anche di trasformare quella indignazione in scelte quotidiane, in gesti di giustizia. Solo così possiamo dare senso alla memoria di Luigi e Aurelio, e di tutte le vittime innocenti delle mafie.”
Alla commemorazione erano presenti autorità locali, forze dell’ordine, studenti, familiari delle vittime e tanti cittadini. Un momento toccante e partecipato, in cui il dolore si è intrecciato con il desiderio di riscatto e di giustizia.
San Marco in Lamis, come molte realtà del Sud, porta ancora le cicatrici profonde lasciate dalla criminalità organizzata. Ma tra quelle ferite crescono anche semi di speranza, dignità e resistenza, coltivati ogni giorno da una comunità che non vuole più piegarsi al silenzio.
“Non basta condannare la mafia con le parole – ha ammonito don Ciotti –. Occorre costruire alternative di giustizia sociale, educazione, lavoro e legalità. È in questi spazi che la mafia arretra. È lì che la speranza prende forma.”
Otto anni dopo quella tragica mattina, San Marco in Lamis non dimentica. Ma soprattutto resiste. Con la forza della memoria, con la voce di chi come don Ciotti continua a farsi portavoce di giustizia, ma anche con il coraggio di chi, ogni giorno, sceglie da che parte stare: dalla parte della legalità, della libertà, dell’umanità.

