Foggia: Un’ulteriore tragedia di femminicidio scuote La città,la morte di Hayat Fatimi
La città di Foggia è rimasta scioccata dalla tragica morte di Hayat Fatimi, una donna di 46 anni, di origine marocchina, uccisa con un colpo di coltello nella notte tra mercoledì e giovedì. La vittima viveva sola in un appartamento al pianterreno nel centro storico della città, lavorava come cuoca in una mensa e aveva cercato, in tutti i modi, di sfuggire alla violenza di un ex compagno che l’ha assassinata nonostante le numerose richieste di aiuto.
I fatti come sono andati
Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’aggressione è avvenuta intorno alle 1.30 della notte. Hayat aveva notato la presenza dell’ex compagno e, terrorizzata, aveva chiamato la Polizia di Stato. Tuttavia, l’uomo l’ha raggiunta prima che le forze dell’ordine arrivassero, colpendola con un coltello e poi fuggendo rapidamente. Il corpo della donna è stato ritrovato a poca distanza dal suo appartamento.
Un lungo percorso di denuncia
Il dramma di Hayat Fatimi non era una storia di violenza improvvisa. Da aprile 2025, la donna si era rivolta al centro “Impegno Donna” di Foggia per denunciare le minacce e i comportamenti persecutori dell’ex compagno. La relazione tra i due, durata solo pochi mesi, era infatti terminata proprio a causa dei comportamenti violenti dell’uomo. Grazie all’incoraggiamento delle operatrici, Hayat aveva formalmente denunciato l’uomo a maggio. In seguito, le autorità avevano emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento, applicando anche un braccialetto elettronico.
Tuttavia, il dispositivo non era stato mai attivato a causa di problemi tecnici, lasciando la donna vulnerabile. In luglio, dopo che Hayat aveva segnalato nuovi episodi di pedinamento e preoccupanti segnali di escalation, il giudice aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’uomo. Nonostante ciò, l’uomo non era mai stato arrestato, risultando irreperibile, e il rischio per la donna non aveva fatto che aumentare.
Il centro antiviolenza aveva anche inoltrato una scheda di valutazione del rischio, con esito “alto”, sollevando l’allarme per un possibile femminicidio. Nonostante le sollecitazioni, Hayat aveva deciso di non trasferirsi in una struttura protetta. L’ultimo contatto con il centro risale al 23 luglio, quando riferì che l’ex la stava ancora seguendo. Purtroppo, il suo appello a un sistema di protezione che avrebbe dovuto agire più tempestivamente non ha impedito l’inevitabile.
La fuga dell’assassino e l’arresto
Dopo l’omicidio, l’uomo ha lasciato Foggia, ma è stato rintracciato dai carabinieri il giorno successivo a Roma. Il fermo è avvenuto in piazza della Croce Rossa, dove, dopo un inseguimento a piedi, l’uomo è stato arrestato. Addosso aveva ancora i vestiti sporchi di sangue, un chiaro segno della brutalità del crimine che aveva appena commesso.
Una vita spezzata e il dolore della comunità
Hayat Fatimi non aveva figli né parenti stretti a Foggia, ma cercava di ricostruire una vita normale dopo mesi di paura e sofferenza. La tragedia ha suscitato una forte commozione tra i residenti del centro storico, che ricordano la vittima come una persona tranquilla e riservata, che non dava fastidio a nessuno. “Pensavamo che non accadesse una tale tragedia “, raccontano alcuni vicini, ancora scossi.”Era una brava persona educata sempre disponibile”
Altri testimoni riferiscono le urla disperate che hanno sentito quella notte: “Un grido disumano… e poco dopo le sirene. Ma ormai era troppo tardi”. Una giovane residente ha aggiunto: “Questa donna aveva chiesto aiuto più volte, eppure nessuno è riuscito a proteggerla. Ora ci sentiamo tutti più insicuri. Se succede qui, in pieno centro storico, allora chi può dirsi al sicuro?”
La paura e il dolore che si respirano a Foggia sono palpabili. Il clima di incertezza ha portato molte persone a rivolgersi alle associazioni di sostegno, chiedendo aiuto o semplicemente un confronto. I cittadini chiedono ora interventi più efficaci da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine, sottolineando la necessità di un cambiamento reale nelle politiche di prevenzione della violenza di genere: “Non basta più una legge scritta su carta”, dicono. “Serve un’attenzione concreta, un impegno più forte per evitare che queste tragedie accadano ancora”.
Il rischio che non viene ascoltato
Questa vicenda dolorosa evidenzia un problema che affligge il sistema di protezione delle donne vittime di violenza: la difficoltà di rendere effettive le misure preventive. Nonostante la denuncia, il sistema ha fallito nel proteggere Hayat. Se le forze dell’ordine avessero agito con maggiore tempestività, la sua morte forse sarebbe stata evitata. Le donne che denunciano hanno bisogno di un supporto costante e di misure di protezione che non siano solo formali ma che vengano effettivamente attuate.
In memoria di Hayat, è fondamentale che la società intera si impegni a prevenire il femminicidio, ascoltando e credendo alle vittime, rendendo le istituzioni e la comunità sempre più responsabili nella lotta alla violenza di genere.

