AttualitàPoliticaSan Severo(FG)

San Severo(FG): L’amaro risveglio di Alessandra Spada e il tramonto della finta rivoluzione a San Severo

A San Severo la politica si tinge, ancora una volta, dei colori opachi della delusione. A scrivere l’ultimo capitolo di questo romanzo di potere e disincanto è Alessandra Spada, ex presidente del Consiglio comunale, che rompe il silenzio con una lettera tanto lucida quanto spietata, rivolta non solo alla cittadinanza ma, indirettamente, al Sindaco che lei stessa aveva sostenuto con convinzione. Una lettera che non è semplice sfogo, ma atto d’accusa, dichiarazione di fallimento e, forse, l’inizio di un “redde rationem “che in molti aspettavano da mesi.

Si sapeva che Spada prima o poi avrebbe parlato. E c’era da aspettarselo: l’ex presidente del Consiglio comunale non è mai stata una che manda a dire le cose. E quando prende carta e penna, non lo fa per diplomazia. Lo fa per inchiodare alle proprie responsabilità chi, secondo lei, ha tradito una visione, un progetto, e soprattutto la fiducia di centinaia di cittadini.

Il cuore della denuncia è chiaro e inequivocabile: il tradimento politico e morale di un Sindaco più interessato all’apparire che al governare con dignità. Un’accusa che pesa come un macigno, soprattutto perché arriva da chi fino a poco tempo fa sedeva sul trono della seconda carica più importante del Comune.

Spada non si limita alle parole di circostanza. Porta i fatti. Racconta di un appuntamento al Ministero dell’Interno – disertato dal Sindaco con una scusa grottesca – e di una realtà parallela dove, mentre a Roma lo aspettavano per discutere il futuro urbanistico della città, lei era serenamente presente a una festicciola scolastica in Piazza Cavallotti, proprio quel luogo su cui si gioca uno dei progetti più discussi della consiliatura. Il paradosso è servito. L’assenteismo mascherato da malattia, il raggiro istituzionale, l’ironia del destino: tutto in una sola giornata.

Ma il punto più alto – o il più basso, a seconda della prospettiva – è la riflessione morale. Spada non cerca sconti per se stessa. Ammette l’errore, ma non chiede indulgenza. Anzi, si mette in fila con gli elettori traditi, quelli che “non sono stati ingannati da lei, ma insieme a lei”. È una mossa astuta, certo, ma anche politicamente onesta: il fallimento non è solo del Sindaco, ma anche di chi lo ha proposto come guida credibile. E su questo, almeno, l’ex presidente non si nasconde.

Il Sindaco, in questo scenario, ne esce devastato: un amministratore descritto come inaffidabile, incoerente, più legato alle strategie di immagine che al rispetto delle istituzioni. Se quanto denunciato da Spada troverà riscontro nei fatti – e alcuni, come la famosa assenza a Roma, sono verificabili – sarà difficile per il Primo Cittadino uscirne illeso. Politicamente, eticamente, e forse anche legalmente.

In definitiva, la lettera di Alessandra Spada è una bomba a orologeria esplosa in pieno luglio. Un atto di rottura definitivo, che certifica il fallimento di una stagione politica nata sotto i migliori auspici e finita nel pantano della sfiducia e della bugia istituzionalizzata.

Il silenzio del Sindaco, se dovesse continuare, sarebbe l’ammissione più rumorosa. Ma San Severo merita risposte. Non conferenze stampa patinate, non frasi fatte da social manager in crisi, ma verità nuda e cruda. E, possibilmente, una visione nuova, senza farsa.

Perché come dice Spada, “una brutta realtà è meglio di una bella bugia”. E di bugie, questa città, sembra ormai sazia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *