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Puglia:L’incubo dei controlli sulle prescrizioni, i medici di base sotto accusa per un sforamento che non dipende solo da loro

In Puglia sta accadendo qualcosa che rischia di compromettere seriamente il rapporto di fiducia tra medici di base e pazienti, e, più in generale, l’efficienza del sistema sanitario regionale. I medici, ormai paralizzati dalla paura di incorrere in controlli e procedimenti disciplinari, stanno limitando la prescrizione di farmaci, temendo sanzioni per lo sforamento del bilancio sanitario. E a quanto pare, la Regione Puglia non si preoccupa di chiarire che la responsabilità per questo buco da 200 milioni di euro non è solo dei medici.

Il cuore della questione è il deficit delle spese farmaceutiche, che la Regione sta cercando di arginare facendo ricadere il peso della responsabilità proprio sui medici di medicina generale. Ma questo approccio sembra un po’ troppo comodo, soprattutto quando le cause dello sforamento sono molteplici e non attribuibili a una sola categoria professionale. Non basta fare di ogni erba un fascio e sparare sulla croce rossa, sperando di risolvere un problema che affonda radici molto più in profondità.

La Regione Puglia e il capro espiatorio dei medici di base

A farne le spese, in questa storia, sono i medici di base, che si trovano improvvisamente sotto l’occhio vigile della Guardia di Finanza. Le prescrizioni, una delle principali funzioni dei medici di medicina generale, sono ora oggetto di scrutinio costante. Ma la realtà è che non è solo la loro “leggerezza” ad aver causato lo sforamento: le inefficienze del sistema, la gestione disorganizzata delle risorse, la mancanza di una pianificazione sanitaria adeguata, hanno tutte contribuito a questo buco. Eppure, è più facile dare la colpa a chi ogni giorno è in prima linea, in contatto diretto con i cittadini.

Non bastano le parole del medico di famiglia di un quartiere di Bari, che in un avviso informava i suoi pazienti di un cambio di rotta: «La pacchia è finita», scriveva, riferendosi ai farmaci che, anche se prescritti da specialisti ospedalieri o dai pronto soccorso, potrebbero non essere più facilmente accessibili. La paura di una procedura disciplinare o, peggio, di un’incriminazione per “inappropriata prescrizione”, sta paralizzando il lavoro quotidiano dei medici. A questo punto, il rischio è che i professionisti preferiscano evitare di prescrivere farmaci necessari, pur di non incorrere in sanzioni, danneggiando indirettamente la salute dei pazienti.

La beffa delle inaugurazioni e dei controlli

La contraddizione è palese. Da una parte, la Regione Puglia festeggia con l’inaugurazione dell’ospedale di Monopoli, che però entrerà ufficialmente nel circuito sanitario solo a novembre, a lavori ancora in corso. Un ospedale nuovo, che si aggiunge alla già fragilissima rete sanitaria regionale, ma che, al momento, non può davvero fare la differenza. Dall’altra parte, si invia la Guardia di Finanza a fare “visite” sui medici di base, in un momento di profonda emergenza sanitaria, dove il vero problema è la gestione e l’organizzazione del sistema, non le prescrizioni singole.

L’incongruenza tra l’inaugurazione di nuove strutture ospedaliere e l’impiego di risorse per controllare i medici di base è evidente. Non è forse il momento di concentrarsi su una gestione più razionale e mirata delle risorse pubbliche, piuttosto che criminalizzare chi sta cercando di fare il proprio lavoro in un sistema che non supporta adeguatamente la salute dei cittadini? I medici di base non sono i veri responsabili dello sforamento dei bilanci; al contrario, sono loro che quotidianamente affrontano la dura realtà della sanità, cercando di rispondere a esigenze complesse con mezzi sempre più limitati.

Il vero rischio: bloccare l’intero sistema sanitario

Le conseguenze di questa situazione non riguardano solo i medici, ma la salute di tutti i cittadini pugliesi. Se la paura di procedimenti legali e disciplinari porta a una “paralisi” delle prescrizioni, si rischia di mettere in ginocchio l’intero sistema sanitario regionale. Non sono solo i farmaci a essere in discussione, ma anche la capacità di cura e di supporto che i medici possono fornire ai pazienti.

La situazione è critica, e il messaggio che passa è preoccupante: anziché risolvere le cause reali dei disastri economici e organizzativi, si sceglie di fare del medico di base il capro espiatorio. Ma la sanità non è un gioco di colpevoli e innocenti: è un sistema complesso che richiede soluzioni globali e responsabili, non facili capri espiatori e misure punitive.

Fino a quando la Regione Puglia non deciderà di affrontare seriamente le radici del problema, la salute dei suoi cittadini rischia di pagare il prezzo più alto

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