AttualitàBariInformazioni istituzionaliPoliticaPuglia

La Corte costituzionale boccia la legge pugliese antisindaci: “Lesiva del diritto di elettorato passivo”

Motivazioni costituzionali, proteste civiche e reazioni politiche: la norma che imponeva le dimissioni anticipate ai sindaci è stata dichiarata illegittima

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge regionale pugliese che imponeva ai sindaci l’obbligo di dimettersi almeno 180 giorni prima della scadenza della legislatura per poter partecipare alle elezioni regionali. Una norma che, secondo i giudici della Consulta, è “irragionevole, sproporzionata e lesiva del diritto di elettorato passivo”, in violazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione.

Le motivazioni della Corte
Nel dettaglio, la Corte ha evidenziato come la norma pugliese introducesse un’irragionevole disparità di trattamento tra amministratori locali e altri cittadini. L’obbligo di dimissioni così anticipato, rispetto alla scadenza naturale del mandato regionale, “compromette in modo eccessivo e non giustificato” il diritto di candidarsi, rendendo inaccessibile la competizione elettorale per chi ricopre ruoli amministrativi comunali.
Una restrizione giudicata “non necessaria né proporzionata all’obiettivo dichiarato di garantire imparzialità e correttezza della competizione elettorale”, e dunque in contrasto con i principi di uguaglianza (art. 3) e di accesso alle cariche elettive (art. 51) sanciti dalla Carta costituzionale.

La protesta dei sindaci e la vittoria di Leccese
Il primo cittadino di Bari, Vito Leccese, è stato tra i più attivi promotori della battaglia contro quella che ha definito una “legge punitiva e intimidatoria” verso i sindaci pugliesi. Nei mesi scorsi ha guidato iniziative pubbliche, flash mob e appelli bipartisan a favore del diritto dei primi cittadini a candidarsi senza dover rinunciare con largo anticipo al proprio incarico.
All’indomani della sentenza, Leccese ha esultato: “Giù le mani dalle fasce! Questa sentenza restituisce dignità e diritti ai sindaci, che non possono essere trattati come cittadini di serie B”.

Decaro: “Fine di un abuso di potere”
A esprimere soddisfazione è anche Antonio Decaro, ex sindaco di Bari, già presidente dell’ANCI e oggi europarlamentare a capo della Commissione Ambiente del Parlamento europeo. “La decisione ha messo finalmente fine a una brutta pagina politica – ha commentato – ma soprattutto a un vero e proprio abuso di potere nei confronti dei sindaci pugliesi e del loro diritto di partecipare alle elezioni senza sacrificare il proprio lavoro, interrompendolo anticipatamente in maniera immotivata”.

Decaro ha ricordato come simili misure non solo ledano i diritti individuali, ma rischiano anche di svuotare la rappresentanza democratica di figure istituzionali radicate nei territori e spesso portatrici di esperienze amministrative significative.

Verso un nuovo equilibrio
La sentenza della Consulta rappresenta un punto fermo per l’equilibrio tra partecipazione politica e correttezza elettorale. Conferma che le norme che regolano l’accesso alle candidature non possono essere utilizzate per limitare, ostacolare o selezionare in modo arbitrario chi può o non può concorrere alle cariche pubbliche.
In Puglia, ma non solo, la bocciatura della legge apre una riflessione più ampia sul ruolo degli enti locali, spesso al centro della vita democratica eppure sottoposti a vincoli e regole non sempre coerenti con i principi costituzionali.

Ora i sindaci pugliesi potranno tornare a candidarsi alle elezioni regionali senza rinunciare prematuramente al proprio incarico. Una scelta che, secondo molti, rafforza la democrazia invece di indebolirla.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *