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Foggia:Bonalumi, il cervello del colpo da 15 milioni, confermata la condanna per il “Goldfinger” del Banco di Napoli

di Redazione Cronaca

Era il marzo 2012 quando il caveau delle cassette di sicurezza del Banco di Napoli in piazza Puglia venne svuotato in una delle rapine più clamorose mai registrate nel sud Italia: un bottino da 15 milioni di euro volatilizzato nel nulla, senza clamore, senza allarmi, senza forzature evidenti. Un colpo d’autore. Dietro quel furto miliardario, c’era Olinto Bonalumi, oggi 61enne, ritenuto dagli inquirenti la mente fredda e calcolatrice dell’intera operazione.

A dirlo non è solo la logica, ma anche e soprattutto le prove: un mese prima del colpo, Bonalumi – insieme al suo fidato braccio destro, Federico De Matteis – acquistò una centralina elettronica per allarmi, identica a quella in uso all’interno dell’istituto di credito. Non per caso. Serviva per studiarne ogni dettaglio, ogni vulnerabilità, per pianificare un’infiltrazione chirurgica, silenziosa, invisibile. E così fu.

Non solo. Dopo il furto, il suo stesso figlio – all’epoca detenuto – gli chiese conto del colpo in carcere. La sua reazione fu eloquente: infastidito, quasi sorpreso che qualcuno potesse parlarne apertamente. Un’insofferenza che, secondo gli investigatori, tradiva ben più che una semplice scocciatura: era il nervosismo di chi ha molto da perdere.

Ma è soprattutto lo stile di vita post-colpo a inchiodarlo. All’improvviso, Bonalumi si scopre amante del lusso: contanti a volontà, Rolex di pregio, investimenti immobiliari e quote societarie spuntano come funghi. Nessuna spiegazione lecita. Solo un gigantesco ammanco che trova riscontro nel vuoto delle cassette di sicurezza svaligiate.

Per questo, il 14 aprile scorso, la Corte d’Appello di Bari ha messo il timbro definitivo sulla sentenza: 13 anni di carcere per Bonalumi, confermando la condanna già inflitta in primo grado il 4 settembre 2023 dal Tribunale di Foggia.

Ma non è tutto. Nella stessa inchiesta – ribattezzata “Goldfinger” dagli inquirenti – Bonalumi è stato riconosciuto colpevole anche del tentato furto ai danni del caveau delle gioiellerie Sarni, all’interno del centro commerciale Mongolfiera. Un colpo sfumato per l’intervento della squadra mobile, che il 27 agosto 2012 fece irruzione sventando l’assalto.

Una mente brillante, sì, ma al servizio del crimine. Olinto Bonalumi non è stato un semplice complice. È stato l’architetto invisibile di un colpo perfetto, il regista occulto di un’azione da film che però, grazie al lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, è finita con il sipario abbassato e le manette ai polsi.

Perché anche l’ingegno, quando serve l’illegalità, ha un prezzo. E prima o poi, si paga.

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