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Bari:<> Cosa accadeva in Amtab ,”La paura era palpabile. E ora c’è chi indica la strada “

Bari – «Quando sono arrivati quelli della Mobile, nessuno ha fatto domande. Non serviva. Sapevamo che prima o poi sarebbe successo». Sembra che qualcuno indichi la strada a voce bassa con parole pesate.Chi può indicare è una figura interna all’Amtab. Non si sa dove lavora ,ma da quello che sta uscendo sicuramente è da anni che lavora e, pur senza essere coinvolta, racconta il clima che si respirava negli uffici già da mesi.

Dalle verifiche effettuate dagli inquirenti si evidenzia che c’erano gare d’appalto che sembravano cucite su misura, sempre gli stessi nomi, le stesse ditte, le stesse dinamiche. Gli inquirenti hanno verificato che c’erano offerte presentate con un tempismo sospetto, fornitori “amici” che sembravano sapere in anticipo come muoversi..
Un sistema che, secondo gli inquirenti , non poteva reggersi senza coperture interne. E infatti i nomi che circolano tra gli indagati sarebbero noti all’interno dell’azienda: «Erano persone con molta voce in capitolo, sapevano come funzionava la macchina. E la usavano. Dalle carte si riscontrano che era tutto regolare, che si trattava solo di preferenze “storiche”. Ma la verità è che qui si faceva finta di non vedere».

Poi, l’arrivo dell’amministratore giudiziario, Luca D’Amore. E le cose sono cambiate: «Ha cominciato a chiedere, a controllare, a fare domande scomode. È stato lì che qualcosa si è incrinato. Non tutti hanno gradito. Qualcuno, ha iniziato a preoccuparsi seriamente».

E proprio la paura, a un certo punto, si sarebbe tradotta in panico: «Ci sono stati momenti in cui si percepiva chiaramente che qualcuno stava cercando di far sparire documenti, alleggerire archivi, “pulire” i server. Tutti hanno notato, ma in tanti hanno notato strane movimentazioni nei sistemi informatici. Chi ha indicato ha rischiato molto».Si dice in giro che alcuni funzionari all’interno della struttura avessero dato indicazioni al responsabile informatico di eliminare alcuni file.Ma questo pare si sia rifiutato,per poi accettare.

Gli inquirenti sono convinti che non si tratti di casi isolati: «Gli indagati? Sono solo la punta dell’iceberg. Se scavano davvero, viene giù mezza struttura. E c’è chi lo sa, e ora cerca disperatamente un modo per uscirne pulito».Sarà la stessa cosa nelle altre società di trasporto delle Puglia che fanno capo ai comuni?

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