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Regione Puglia, elezioni nel limbo: giochi di potere e tensioni nei partiti a due mesi dalla fine della legislatura

A meno di due mesi dalla fine della legislatura regionale, la Puglia si ritrova ancora senza una data ufficiale per le elezioni. Un vuoto che pesa come un macigno sull’intero quadro politico, bloccando strategie, candidature e alleanze sia nel centrodestra che nel centrosinistra. Una situazione che sa di stallo, se non di vero e proprio caos organizzativo.

Nonostante i toni alti e i colpi di scena che hanno segnato questi cinque anni – tra avvisi di garanzia, guerre interne e improvvise giravolte politiche – il presidente uscente Michele Emiliano non ha ancora indicato quando i pugliesi torneranno alle urne. E la responsabilità, va detto, è anche collettiva: in seno alla Conferenza delle Regioni manca ancora un accordo condiviso sulle date delle prossime tornate elettorali.

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Questo rinvio, però, non è solo una questione di calendario. Sta generando effetti concreti, con le coalizioni ferme ai blocchi di partenza e sempre più divise al loro interno.

Centrodestra in cerca d’intesa
Nel centrodestra, il vertice di due giorni fa a Palazzo Chigi si è concluso con una fumata grigia. L’accordo complessivo sulle candidature regionali ancora non c’è, e la partita pugliese resta una delle più delicate. Il candidato governatore dovrebbe spettare a Forza Italia, ed è per questo che il nome più quotato al momento è quello del deputato brindisino Mauro D’Attis, vicino al presidente azzurro Antonio Tajani.

Ma le sorprese non mancano. Sul tavolo restano anche l’ ipotesi Andrea Caroppo eurodeputato di Fratelli d’Italia. Osservato speciale nel caso in cui il risiko delle alleanze richieda un cambio di rotta. Quel che è certo, però, è che in caso di esclusione dalla corsa a governatore, si starebbe già lavorando a una “ricompensa”: un incarico di rilievo, magari a livello nazionale o in ambito parlamentare.

Centrosinistra: il duello Emiliano-Decaro
Sul fronte opposto, la tensione è tutt’altro che velata. Il centrosinistra è alle prese con un conflitto interno che ha il sapore del dramma politico personale. Da un lato, Michele Emiliano – che non potrà ricandidarsi alla guida della Regione ma ha manifestato la volontà di tornare in Consiglio come consigliere. Dall’altro, Antonio Decaro, eurodeputato ed ex sindaco di Bari, che punta deciso alla presidenza.

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Ma la candidatura di Emiliano viene vista da Decaro come un ostacolo più che un sostegno. Il rapporto tra i due, una volta quasi paterno, sembra essersi incrinato irrimediabilmente. Per stemperare le tensioni, la segreteria nazionale del Partito Democratico starebbe valutando per Emiliano un incarico di rilievo a livello nazionale, una sorta di “paracadute” per liberare il campo a Decaro senza perdere l’equilibrio interno.

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Eppure, anche qui, c’è un terzo incomodo: Nichi Vendola. L’ex presidente, che ha ancora un forte ascendente sulla sinistra pugliese, osserva e riflette. Il suo eventuale ritorno sulla scena – anche solo in veste di grande elettore o di federatore – potrebbe spostare gli equilibri in maniera imprevedibile.

Il tempo stringe
Con agosto alle porte e la legislatura agli sgoccioli, i partiti sembrano più impegnati a negoziare incarichi che a parlare di programmi. E i pugliesi, intanto, restano spettatori di uno spettacolo incerto, con il voto che rischia di arrivare senza una vera campagna elettorale alle spalle.

Per ora, tutto ruota attorno a una data. Una data che ancora non c’è. E che, finché resterà un rebus, continuerà a congelare la politica pugliese e ad alimentare veleni, sospetti e trattative sottobanco.

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