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San Giovanni Rotondo(FG):Tutto di più succede oramai in Capitanata l’aggressione a Leonardo “Dino” Puzzolante scuote San Giovanni Rotondo

SAN GIOVANNI ROTONDO – Una città sotto shock, una comunità che si interroga, una violenza gratuita e insensata che rompe il silenzio di una serata qualunque. A San Giovanni Rotondo, cuore della Capitanata, l’aggressione subita da Leonardo “Dino” Puzzolante, operatore socio-sanitario di Casa Sollievo della Sofferenza, ha scatenato una profonda ondata di indignazione e richieste di giustizia.

L’aggressione in pieno centro
L’episodio è avvenuto in Piazza Dragano, zona centrale e considerata tranquilla, mentre Puzzolante stava rientrando a casa in auto insieme alla moglie. Dopo un semplice colpo di clacson per farsi largo tra i passanti, è stato affrontato da due giovani. Prima uno schiaffo da parte di una ragazza, poi l’arrivo di un ragazzo che lo ha colpito violentemente con pugni e calci. Una volta a terra, Puzzolante è stato colpito alla schiena, riportando due fratture vertebrali, oltre a contusioni varie e la rottura degli occhiali.

L’uomo ha passato la notte al pronto soccorso e dovrà restare in malattia almeno fino a fine luglio. Il gesto, a detta dei colleghi e della cittadinanza, è stato di una violenza inaudita e del tutto ingiustificata.

L’appello accorato di Pio Cisternino
A dare voce al malcontento e all’urgenza di risposte è stato Pio Cisternino, rappresentante del movimento popolare sangiovannese, che con un lungo post sui social ha denunciato quanto accaduto e chiesto un’azione immediata.

Dobbiamo dire basta tutti insieme alla violenza – ha scritto –. Non dobbiamo più girare il capo dall’altra parte. Continuare a minimizzare equivale a un errore imperdonabile. Chi agisce indisturbato deve sapere che la comunità non tollererà oltre”.
Il suo appello si è rivolto direttamente al sindaco Filippo Barbano, in qualità di Ufficiale di Governo, per sollecitare l’adozione urgente di misure preventive e un’azione forte sul fronte della sicurezza urbana.

Cosa deve ancora accadere per accendere finalmente un focus serio sulla sicurezza in città?”, si chiede Cisternino.
Anche le forze dell’ordine sono state chiamate in causa: “Ai carabinieri e alla nostra polizia municipale chiedo il massimo sforzo per individuare e punire i responsabili”.

Una comunità che reagisce
Il post ha raccolto in poche ore decine di condivisioni e commenti. Cisternino ha anche proposto l’organizzazione di forme pacifiche di vigilanza di quartiere, come deterrente alla microcriminalità e alle aggressioni gratuite.

“Mai come strumenti di giustizia privata – ha chiarito – ma come rete di controllo e prevenzione. Dobbiamo riappropriarci dei nostri spazi”.
Infine, un appello diretto agli aggressori: “Costituitevi. Abbiate il coraggio di assumervi la responsabilità. Solo così si potrà davvero voltare pagina e ricostruire una comunità che non esclude ma che non accetta mai la violenza”.

Il sostegno dei colleghi: “Una ferita per tutti noi”
Anche i colleghi di Puzzolante si sono uniti al coro di solidarietà, con un messaggio pubblico commosso e fermo.

Dino è uno di noi. È stato aggredito brutalmente mentre tornava a casa. Nessuna parola o gesto può giustificare simili violenze, specialmente in un luogo che dovrebbe essere sicuro. Siamo vicini a lui e alla sua famiglia, e chiediamo che venga fatta piena luce su quanto accaduto”.
L’appello si conclude con una richiesta rivolta alla cittadinanza: “Chi ha visto o sa qualcosa parli. Anche un dettaglio può fare la differenza. Diciamo no alla violenza, sempre. Le nostre strade devono tornare a essere spazi di rispetto e convivenza. Non restiamo in silenzio”.
Il caso Puzzolante è solo l’ultimo di una serie di episodi che segnalano una crescente inquietudine in Capitanata. Ma la reazione collettiva, la voce di chi non vuole più tacere, e l’unione della comunità dimostrano che c’è ancora una forza sociale capace di dire no alla violenza, sì alla giustizia, e di lottare per una città più sicura e umana.

San Giovanni Rotondo si è risvegliata con una ferita aperta, ma anche con un grido di speranza: “Ora basta”.

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