Foggia:Ergastolo per Taulant Malaj: Una sentenza attesa dopo il duplice omicidio di Torremaggiore
Foggia, 28 giugno 2025 – È arrivata la sentenza che molti cittadini si aspettavano, una decisione severa ma ritenuta necessaria viste le circostanze drammatiche e la crudeltà dell’accaduto. Taulant Malaj, 47 anni, panettiere di origine albanese, è stato condannato all’ergastolo con un anno e sei mesi di isolamento diurno per il duplice omicidio volontario e il tentato omicidio pluriaggravato avvenuti a Torremaggiore il 7 maggio 2023.
La Corte d’Assise di Foggia ha emesso il verdetto dopo una lunga camera di consiglio durata oltre tre ore, al termine di un processo iniziato il 22 marzo 2024, che ha visto sfilare 32 testimoni e la celebrazione di 15 udienze dibattimentali.
I fatti
Il 7 maggio 2023, Malaj si rese protagonista di un atto di inaudita violenza. Armato di coltello, uccise la figlia sedicenne Jessica, colpevole solo di aver tentato disperatamente di proteggere la madre, Tefta Malaj, che rimase gravemente ferita. A cadere sotto i colpi dell’uomo anche il vicino di casa, Massimo De Santis, ritenuto da Malaj – senza alcuna prova concreta – l’amante della moglie.

L’efferatezza dell’omicidio della giovane Jessica, considerato un gesto particolarmente crudele, ha profondamente colpito l’opinione pubblica, alimentando un sentimento collettivo di sdegno e di dolore.
La sentenza
Tecnicamente, la Corte ha comminato due ergastoli: uno per l’uccisione del vicino e il tentato omicidio della moglie, l’altro per l’omicidio della figlia. Le pene sono poi state unificate in un unico ergastolo, con l’aggiunta dell’isolamento diurno per un anno e sei mesi, come richiesto lo scorso 30 maggio dalla Procura di Foggia.
La reazione
A rappresentare la moglie di Malaj, Tefta, è stato l’avvocato Roberto De Rossi, che ha espresso soddisfazione per la sentenza:
«Sono ovviamente molto soddisfatto. Una sentenza esemplare. Le lacrime e il lungo abbraccio di Tefta valgono più di mille parole», ha dichiarato.

Tefta, sopravvissuta all’aggressione e oggi ancora segnata nel corpo e nello spirito, ha accolto la sentenza con commozione, tra le lacrime, in un’aula silenziosa e carica di emozione.
Un epilogo doloroso
Il caso Malaj ha segnato profondamente la comunità di Torremaggiore e ha riacceso il dibattito sulla violenza domestica e sul ruolo della giustizia nella tutela delle vittime. Con questa sentenza, la Corte ha voluto dare un segnale forte, affermando che la brutalità, specie all’interno delle mura familiari, non può e non deve restare impunita.

