Tangenti al Comune di Foggia: ogni udienza porta alla luce nuovi dettagli preoccupanti
FOGGIA – Il processo sulle presunte tangenti al Comune di Foggia continua a svelare, udienza dopo udienza, uno scenario sempre più torbido. La vicenda giudiziaria, che vede coinvolte 14 persone tra ex amministratori, funzionari comunali e imprenditori locali, si arricchisce di nuovi capitoli che mettono in discussione l’integrità della macchina amministrativa cittadina. A essere imputati, tra gli altri, ci sono l’ex sindaco Franco Landella, l’ex presidente del consiglio comunale Leo Iaccarino, e diversi ex consiglieri e dipendenti comunali.
La novità: presunta mazzetta per sbloccare una fattura
Nell’ultima udienza, l’attenzione si è concentrata su un presunto episodio di corruzione che risalirebbe all’autunno del 2020. Secondo l’accusa, l’imprenditore Landini avrebbe versato 5.000 euro in contanti a Iaccarino e 4.000 euro al dipendente comunale Giuseppe Melfi, promettendo inoltre la fornitura di 2.000 litri di gasolio agricolo. L’obiettivo? Sbloccare il pagamento di una fattura da 26.000 euro intestata all’impresa di Michelina Russo, moglie dello stesso Landini (che non risulta indagata).
La ditta aveva fornito fitofarmaci alla Masseria Giardino, azienda agricola comunale, ma il pagamento era fermo da tempo per mancanza di copertura finanziaria. Secondo gli inquirenti, la presunta tangente avrebbe avuto anche lo scopo di far rientrare quella spesa sotto una determinazione del 2019 che, però, prevedeva un importo massimo di 6.800 euro, rendendo quindi irregolare la liquidazione dell’intero importo richiesto.
La testimonianza dell’istruttore comunale
A confermare alcuni passaggi cruciali dell’accusa è stata la testimonianza di un istruttore comunale, già sentito nel 2021, subito dopo l’arresto di Iaccarino. “Vennero nel mio ufficio per sollecitare il pagamento di una fattura che era ferma da un anno – ha dichiarato – Iaccarino mi disse che si trattava di persone che avevano lavorato e che temeva che il ritardo potesse far classificare la cifra come debito fuori bilancio, con conseguente allungamento dei tempi. Ma lui aveva fretta.” Una fretta che, secondo la Procura, nascondeva ben altri interessi.
Rosario Cusmai nega ogni scambio economico
Tra i testimoni sentiti nell’ultima udienza anche Rosario Cusmai, ex consigliere comunale e candidato alle Regionali 2020 come CON . Cusmai ha negato di aver ricevuto denaro da Iaccarino o Landini per la propria campagna elettorale. “Iaccarino organizzò una cena elettorale con amici e colleghi – ha raccontato – ma non mi fu chiesto alcun contributo economico. Mi offrì un sostegno politico, ma non ci fu mai uno scambio di denaro.” Ha aggiunto che Iaccarino,, gli aveva promesso il proprio voto e quello di alcuni conoscenti, ma senza condizioni economiche. Un modus operandi già visto, secondo molti, per la raccolta del consenso in ambito locale.
Un processo che squarcia il velo su una politica malata
Il procedimento in corso comprende 19 capi d’imputazione, tra cui tentata concussione, corruzione, istigazione alla corruzione, peculato e favoreggiamento. Gli imputati, da parte loro, respingono ogni addebito, ma dalle aule del tribunale emerge una trama inquietante, fatta di favori, pressioni, denaro e promesse di utilità che intrecciano in modo opaco la politica, la burocrazia e gli affari.
Il processo proseguirà nelle prossime settimane con nuove escussioni e ulteriori testimonianze che potrebbero aggiungere altri tasselli a questo mosaico sempre più compromettente.
Per ora, ciò che resta chiaro è che la fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali continua a essere gravemente minata. E la sensazione, sempre più forte, è che sotto le polveri delle carte giudiziarie stia venendo alla luce un sistema radicato e collaudato, difficile da estirpare.
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