Bari : Partiti allo sbando tra faide interne e mediocrità, anche il M5S perde i pezzi”
In Puglia, il panorama politico sembra ormai una fiera della decadenza. Nessun partito si salva. Gli eletti validi sono mosche bianche, e quando spuntano, invece di essere valorizzati, vengono messi alla porta o costretti a defilarsi. L’ultimo caso eclatante riguarda il Movimento 5 Stelle, quello che un tempo si presentava come la rivoluzione etica e culturale della politica italiana. Oggi, invece, è ridotto a un campo minato in cui ogni passo rischia di essere l’ultimo.
La piccola scossa in Puglia – che ha tutto il sapore di un terremoto annunciato – è l’ennesimo segnale di un partito in frantumi. Raimondo Innamorato, coordinatore provinciale del M5S a Bari e sindaco di Noicattaro(BA), si è dimesso in silenzio, senza spiegazioni ufficiali, ma con un messaggio chiaro per chi sa leggere tra le righe. È l’ennesimo segnale di disagio in un partito che, dietro alla facciata di unità, nasconde una guerra interna tra correnti, personalismi e dirigenti sempre più distanti dalla realtà.
Innamorato era stato tra i volti più attivi nella recente avventura elettorale barese, sostenendo Michele Laforgia come candidato sindaco. E sembrava pronto a candidarsi alle prossime elezioni regionali, magari per raccogliere l’eredità lasciata da Antonella Laricchia, uscita di scena dopo due mandati e forse stanca di una politica che più che idealismo richiede sopravvivenza in un’arena senza regole.
Eppure, qualcosa lo ha fermato. Tra le possibili cause del suo passo indietro si mormora ci siano dissidi con la linea imposta dall’alto: un nuovo codice etico e uno statuto riformato che, a quanto pare, più che riformare, svuota il partito di ogni residua identità. C’è chi parla di centralismo, chi di una nuova “casta 2.0” all’interno del Movimento. I risultati? Militanti disorientati, elettori in fuga, dirigenti locali che gettano la spugna.
E questo è solo uno spaccato. Ma la verità è che nessun partito oggi è immune da questo virus politico: l’incompetenza mischiata alla sete di potere. A destra e a sinistra, nei partiti tradizionali come in quelli “post-ideologici”, si assiste a una migrazione continua di persone capaci verso l’esterno. Non per noia, ma per nausea. E chi rimane? Spesso yes-men, arrivisti, e funzionari senza visione.
Il Movimento 5 Stelle era nato per cambiare tutto, rischia di essere solo un altro tassello nel grande mosaico del disincanto. Ma il problema è più grande: la politica italiana è in crisi di qualità. Nessuno investe davvero nella classe dirigente, nessuno ascolta più i territori, e chi ha una visione – se non si allinea – viene fatto fuori.
Questa politica non solo non rappresenta più i cittadini, ma ormai non rappresenta più nemmeno se stessa.

