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Massafra(TA): Voto a pagamento per 15 euro la Procura di Taranto indaga per corruzione elettorale


Ormai non esiste più un limite tra il poter fare e il fare in maniera onesta.Tutto sembra lecito, pur di raccogliere preferenze politiche e guadagnarsi un posto al fianco dell’esponente di turno. In questo clima opaco e sfuggente si colloca l’inquietante vicenda che ha travolto in queste ore il Comune di Massafra, in provincia di Taranto, dove è scoppiata un’inchiesta giudiziaria che sta scuotendo la scena politica locale.

Al centro dell’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Taranto e affidata alla DIGOS, ci sono alcuni messaggi inviati tramite una chat WhatsApp intitolata “Votare”, in cui si prometteva una somma di 15 euro per ogni voto garantito.

“State tranquilli, dovete sapere per il momento che avrete 15 euro a persona per fare questa operazione che vi dirò io”
– è uno dei messaggi intercettati e finiti ora nel fascicolo d’indagine aperto per corruzione elettorale.
I fatti risalgono a pochi giorni prima del primo turno delle elezioni amministrative, quando, attraverso messaggi indirizzati a gruppi di giovanissimi, venivano fornite chiare istruzioni: come votare, per chi votare e come ricevere il denaro pattuito. Una vera e propria compravendita del voto, eseguita con disinvoltura e con modalità organizzate nei minimi dettagli.

A dare il via all’inchiesta è stata la denuncia coraggiosa di Giuseppe Losavio, che, venuto a conoscenza dello scambio illecito, ha immediatamente informato le forze dell’ordine. Da lì è partita una rapida indagine: gli agenti della DIGOS, guidati dal dirigente Paolo Favia, si sono presentati alla porta di due persone sospettate di essere coinvolte, eseguendo perquisizioni e sequestrando telefoni cellulari.

Secondo quanto emerso, l’intera operazione veniva controllata e monitorata: solo dopo la verifica dell’avvenuto voto si procedeva al pagamento dei 15 euro. Un metodo che, se confermato, rivelerebbe non solo un tentativo isolato di condizionare il voto, ma una strategia strutturata, probabilmente riconducibile a interessi più ampi, ancora tutti da chiarire.

La notizia, inizialmente diffusa dalla stampa locale, sta facendo rapidamente il giro della penisola, portando alla luce un sistema che offende la democrazia e svuota di significato il voto, ridotto a una semplice merce di scambio.

Oggi più che mai, questa vicenda ci ricorda che la legalità, la trasparenza e l’etica pubblica non possono essere barattate con qualche euro né lasciate in balia dei “battitori liberi” del consenso facile. È tempo di fermarsi e riflettere: non si costruisce futuro sulle macerie della dignità civile.

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